Gabriel García Márquez Memoria delle mie puttane tristi

10 luglio 2012
Scritto da: Sara

Gabriel García Márquez, Memoria delle mie puttane tristi (Oscar Mondadori € 9,00, pp. 140). “Avevo sempre creduto che morire d’amore non fosse altro che una licenza poetica. Quel pomeriggio, di nuovo a casa senza il gatto e senza lei, constatai che non solo era possibile morire, ma che io stesso, vecchio e senza nessuno, stavo morendo d’amore.” Come poter commentare una frase così? Unica e perfetta. Appartiene a Gabriel García Márquez: è soltanto una piccola parte delle tante, meravigliose parole che compongono Memoria delle mie puttane tristi (Oscar Mondadori, euro 9,00, pp. 140).

Mi sono riavvicinata a questo autore per caso, grazie a questo romanzo che mi è stato prestato, e devo ammettere di essermi anche un po’ ricreduta. Avevo letto in passato Cent’anni di solitudine e ne conservo il ricordo come di un’opera enorme (sulla quale mi sono cimentata realizzando anche un albero genealogico infinito!), così possente e ricca da sembrare quasi inafferrabile. Memoria delle mie puttane tristi, invece, è stata una lettura velocissima: la storia è travolgente e le parole catturavano i miei occhi senza permettere loro di lasciare la pagina!

Il “professore”, anziano giornalista che sta per compiere novant’anni, è il protagonista assoluto, voce narrante e redattore di questa “memoria”. Abituato all’amore strettamente carnale, vissuto da sempre in compagnia delle prostitute dei bordelli, decide di passare la notte che lo condurrà al giorno del suo novantesimo compleanno con una giovane ragazza vergine. Così contatta Rosa Cabarcas, tenutaria di un bordello conosciuto da tutti, ma da tutti taciuto, che gli organizza un incontro. La ragazza prescelta, quel giorno e a quell’ora, lo deve aspettare in camera, ma si addormenta e lui, trovandola già persa nel mondo dei sogni, non ha il coraggio di svegliarla. Inizia così la loro storia d’amore e così continuerà. Il vecchio giornalista si innamora della ragazza in modo totale e unico, guardandola dormire e parlandole nel sonno. Lei diventerà per lui il suo unico, autentico amore di una vita, cominciato e vissuto a novant’anni.

Questo non è un romanzo rosa, non ci sono smancerie, scene romantiche o dichiarazioni strappalacrime. E’ semplicemente il racconto di un sentimento, di uno stato d’animo, trasposto sulla carta. Ed essendo concepito come la “descrizione” di ciò che un essere umano prova quando si innamora, è lontano anni-luce da pregiudizi, preconcetti, frasi fatte, tabù e convenzioni sociali che popolano i modi di vivere e di raccontare le storie d’amore. Ecco uno dei motivi per cui questo libro mi è piaciuto tanto.

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