Gabriele Di Fronzo Il grande animale

24 dicembre 2016
Gabriele Di Fronzo, Il grande animale (Nottetempo)
scritto da Angelo Di Liberto

 

Gabriele Di Fronzo, Il grande animale (Nottetempo, pp. 261, €12). È la storia di un’iniziazione, di un incantesimo, di un addomesticamento della morte che finisce di essere tale trasformandosi in un attimo di vita che dura per sempre. Il giovane protagonista della storia, Francesco Colloneve, guarda il mondo dalla sua postazione privilegiata di sabotatore della morte. Ciò che avrebbe fine cessa di colpo trasfigurandosi in un miracolo di bellezza eterna.
Per fare ciò Francesco ha bisogno di raccontare attribuendo un ordine preciso alle cose e alle azioni. Una lista di passaggi da compiere, un cammino obbligato verso la conoscenza che gli permetta di tenere a bada la violenza del quotidiano e fare un inventario della sua esistenza. Catalogare significa non soffrire; codificare vuol dire impedirsi di subire.
Gabriele Di Fronzo, l’autore di questa opera prima, cuce un tessuto narrativo forte, maturo, con lo stesso equilibrio e, parallelamente, con il medesimo spirito amoroso di Maylis de Kerangal nel suo “Riparare i Viventi”.Quell’apparente distacco dalla partecipazione alle cose della vita è bisogno intimo di protezione, di rifugio; è consapevolezza profonda d’amore. La vita stessa nella ricerca costante di una fessura che ci permetta di esistere in pace con la nostra coscienza.
Perché Francesco Colloneve, che di professione fa il tassidermista, l’imbalsamatore di animali, ha solo un padre che lo ha vessato, che ne ha umiliato ogni desiderio, frustrato le aspirazioni. Ora deve prendersene cura perché l’uomo è affetto da una malattia che ha tarlato la sua memoria.
E in quei pieni e in quei vuoti che sono del padre quando parla e del figlio quando lavora, si snodano i punti focali del quotidiano di questi due personaggi.
Il racconto dell’amore che si svuota di violenza e si riempie di pace è un afferrare il tempo e costringerlo a rivedere i suoi parametri. Illuderlo che in qualsiasi momento si sia pronti all’inevitabile.
I tentativi di colmare i vuoti di senso sono motivo dell’azione di questo giovane, che abiterà in un luogo simbolico che alla fine sarà un grande animale.
“Ho fatto esperienza che qualunque cosa non si voglia perdere va innanzitutto vuotata, bisogna fare spazio, sgomberare, portare via quello che c’era in precedenza, occorre sempre togliere: solo così. Ciò che altrimenti subito scomparirebbe, rimarrà nostro per sempre”.
Come il desiderio di vita che nasce, come il tempo che non abbandona.

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