Storia di una dislessia – cap. 2
CREDEVO DI ESSERE SCEMO

6 maggio 2016
di Francesca Magni

“Quadro si scrive con la c o con la q?” mi chiede con lo sguardo basso mentre usciamo di casa. Stiamo andando dalla logopedista, lo ha convinto a fare un primo test ridotto, giusto per capire, poi decideremo se fare quelli veri, deve essere lui a volerlo. Lui non vuole. “Immagina come mi prenderebbe in giro Federico” dice. Federico è tuo amico, capirà; ma Filippo scrolla la testa, sa di averlo fatto anche lui, prendere in giro i compagni dislessici, conosce il proprio pregiudizio quanto basta per temere quello degli altri. Però i test non ufficiali ha accettato di farli e ora è teso, ci sarà un dettato, leggere un testo e rispondere a delle domande, leggere delle parole reali e immaginarie. Non è difficile, non ti devi preoccupare, ma lui si guarda le scarpe e pensa a quadro. Errori di ortografia non ne fa quasi più, però su pesce e pesciolino abbiamo passato dei pomeriggi, perché pesce senza la i e pesciolino con? E a cosa serve l’apostrofo, e papà ha l’accento o no?

Lettura lenta, ottima comprensione del testo, ma che arriva dopo un grosso sforzo per mettere insieme le parole. E se le parole non le conosce, se sono tumtumzù o parapicca o ich liebe dich, lui non le legge. Lettere che gli si animano sotto gli occhi, prendono il volo, si sollevano dal foglio e nell’aria si scambiano di posto facendosi beffe di lui. Credo sia un problema di movimenti oculari o non so che altro, e nessuno forse lo sa con esattezza. Mio nonno però doveva averlo intuito. Era dentista ma aveva capito che mio padre, il suo terzo figlio, non imparava a leggere, e non era svogliatezza; la sera lo prendeva sulle ginocchia, seduto sulla poltrona Frau che ora è nel salotto dei miei, e con l’abbecedario gli insegnava a sillabare, il ditino per tenere la riga, e gli diceva butta avanti gli occhi, guarda subito quello che viene dopo.

Mio padre è dislessico o lo è stato e lo abbiamo capito adesso. Bocciato in seconda media, si è laureato in medicina in sei anni con il massimo dei voti, ha avuto una carriera da ottimo chirurgo e spunti di genialità, una manualità straordinaria, capacità matematiche e intuizioni meccaniche e scientifiche fuori dal comune, ma un odio inveterato per la lettura che lo ha tenuto lontano tutta la vita dal piacere di un romanzo; e una calligrafia illeggibile con cui componeva frasi piene di errori per le quali mia sorella e io lo prendevamo in giro.

Il test preliminare suggerisce di continuare gli accertamenti. Filippo entra nell’iter standard, colloqui con psicologo e logopedista, test del QI e test sui vari disturbi dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, diiscalculia). In un centro privato, perché siamo in seconda media e un anno di attesa nel pubblico non ce lo possiamo permettere. Sì, è dislessico.

Non so se la scoperta ci faccia sentire più stupidi per non averlo capito o più sollevati per avere un nome da dare alle fatiche scolastiche di Filippo, più atterriti al non sapere  come aiutarlo o più ottimisti perché ora sappiamo che ha bisogno di aiuto. Da questa epifania siamo usciti tutti un po’ nuovi. Lui preda di sentimenti ambivalenti quanto noi. Non vuole che nessuno lo sappia, non gli amici né i compagni, per ora nemmeno i parenti. Ma ogni sera mi guarda con gli occhi più leggeri e mi dice “e io che credevo di essere scemo…”.

>>continua qui

E qui tutti i capitoli della storia:

Storia di una dislessia – cap. 1 EPIFANIA

Storia di una dislessia – cap. 2 CREDEVO DI ESSERE SCEMO

Storia di una dislessia – cap. 3 È QUALCOSA

Storia di una dislessia – cap. 4 LA MALEDIZIONE DEI NOMI PROPRI

Storia di una dislessia – cap. 5 SIAMO TUTTI DISLESSICI?

Storia di una dislessia – cap. 6 COSA PROVA UN DISLESSICO A SCUOLA

Storia di una dislessia – cap. 7 LA CERTIFICAZIONE: OGGI È UN MALE NECESSARIO

Storia di una dislessia – cap. 8 GRAMMATICA DRAMMATICA

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