una bella favola sul calcio
(Giorgio Faletti Tre atti e due tempi)

6 novembre 2011

Avendo ormai dichiarato la mia scarsa frequentazione con i libri gialli, non mi vergogno di dire che non ho mai letto Giorgio Faletti (e ne approfitto per chiedere a chi lo ha fatto se ha voglia di mandare una recensione per “Scritto da voi!”). Ma questo Tre atti e due tempi (Einaudi, 2011, € 12,00) non è un thriller e si fa leggere in due ore. Raccontato in prima persona da Silver, all’anagrafe Silvano, ex pugile ed ex carcerato, ha una scrittura magnetica che lascia cadere uno dopo l’altro nelle prima venti pagine gli indizi di una storia intrigante, senza bruciarne i colpi di scena. Serrato ma non ansiogeno, ti mette voglia di sapere. Anche se il mistero, in fondo, non è la cosa più grande. La cosa grande, secondo me, è che stiamo leggendo una favola. Una favola d’oggi con un finale che tutti vorremmo e che ci permette di immaginare – e di vivere surrettiziamente per il tempo della lettura – una redenzione collettiva dei peccati. Della corruzione. Della debolezza morale che ci fa inclini a venderci per il pegno più banale. Soldi. Facili, abbondanti, immeritati. La vicenda che Faletti racconta è ambientata nel mondo del calcio: risaputa e scioccante nella sua semplicità. Giocatori che si fanno comprare, che vendono la propria squadra, i compagni, i tifosi, «c’è in atto il tradimento di un’idea collettiva, di un sogno che non è di nessuno perché appartiene a tutti». Ma in questo caso il sogno che Roberto Masoero detto il Grinta (campione di provincia in odore di serie A ma  che ha perso fiducia nel gioco) sta per tradire non è solo quello di un calcio gioioso e pulito: è anche il sogno privato di suo padre, Silver, appunto, che per analoga debolezza si è giocato la vita intera. Silver sa che «L’esperienza è una cazzata, una cosa che non esiste, un bacio che non sveglia da nessun sonno. È utile per cambiare una lampadina o imbiancare una stanza o prendere un gatto senza farsi graffiare. Per il resto, è sempre la prima volta». Però sa anche che «l’esperienza serve  a capire in che modo si soffrirà o quanto soffriranno le persone che hai vicino». E tanto gli basta per decidere di mettersi in gioco, in un match rischioso e geniale. In palio, per lui e per tutti noi, la speranza di dimostrare che certi meccanismi corrotti si devono (e si possono) spazzare via.

Scritto da: Francesca Magni

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(Giorgio Faletti Tre atti e due tempi)”


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