la perfezione dell’altrove
(Banana Yoshimoto Un viaggio chiamato vita)

12 gennaio 2011

In Giappone ho ammirato la gentilezza delle persone , in particolare di chi esercitava un ruolo (commessi, impiegati delle ferrovie, camerieri, bigliettai). Ho ammirato l’accoglienza predisposta per chi ha dei bambini (in tutti i bagni trovi dei seggiolini appesi al muro su cui sedere i bimbi piccoli, e c’è sempre un fasciatoio per cambiarli) e le facilities per disabili (nelle stazioni gli ascensori,  numerosi e capienti, hanno un doppio pulsante, uno ad altezza di chi sta in sedia a rotelle). Ho ammirato l’ordine, la pulizia, il rispetto: anche in mezzo a una folla non vieni calpestato, c’è sempre una bolla d’aria attorno a te, una distanza rispettata. Ho ammirato l’allegria delle miriadi di chioschi che per la strada vendono cibi di ogni tipo. Poi ho letto Un viaggio chiamato vita di Banana Yoshimoto (Feltrinelli, 2010, traduzione di Gala Maria Follaco, € 13,00). La scrittrice giapponese racconta sensazioni e ricordi dei suoi viaggi, di cui molti in Italia: «In Italia le strade sono di pietra, nei bagni non ci sono i fasciatoi, i ristoranti sono pensati per gli adulti […] ma rispetto al Giappone ci sono molti più ristoranti in cui si possa entrare con i bambini, a patto che questi non facciano confusione. Dipende soprattutto dal modo di pensare che alle strutture antepone le persone, considerandole in tutta la loro umanità. Nelle località turistiche giapponesi […] ci sono toilette perfettamente attrezzate perché vi si possa entrare con i bambini, per cui a prima vista sono più che ocnfortevoli, ma nella realtà non è esattamente così. Se si verifica una minima variazione del programma […] capita spesso che la struttura non sia in grado di far fronte alla situazione. Nella maggior parte dei casi c’è un programma prestabilito […]. L’umanità delle persone i loro desideri, tutto questo non sembra esser preso in considerazione» (pag. 45). «Perfino agli scavi di Pompei, ho visto bar e locali all’aria aperta […] nella Tokyo di tutti i giorni, posti così allegri non ci sono affatto. I caffè sono quasi tutti posti snob. […] mancano posti in cui si veda il cielo, in cui si possa guardare il fuoco e mescolarsi a tante altre persone» (pag. 59). Dell’altrove, che  conosciamo sole in superficie, tutto ci sembra migliore; nell’altrove, le cui logiche non possiamo penetrare veramente, tutto ci sembra più allettante; abbiamo bisogno di viaggiare per sognare un altrove migliore. Come chiosa Banana Yoshimoto, «Qualsiasi cosa venga fuori dal contatto con forme di vita diverse da sé, aggiunge un buon sapore all’esistenza».

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