una briosa crisi di mezza età
(Lello Gurrado Invertendo l’ordine dei fattori)
Lello Gurrado, Invertendo l’ordine dei fattori (Marcos y Marcos, 2011, € 14,50, pp. 222). «Mi fanno male tutte le ossa, quello sacro in particolare, ogni tanto ho un giramento di testa e mi si offusca la vista, ma devo resistere. Ormai è fatta, sarebbe da stupidi mollare proprio adesso. Devo tenere duro, anche se il mio equilibrio, su questo cavallo di cartongesso, è sempre più precario». Bastano le prime righe per convincersi a continuare. Per scoprire cosa ci fa Gianni in quella posizione, dovete arrivare proprio alla fine, ed è tutt’altro che una fatica. Ma torniamo all’inizio.
Il protagonista è Gianni Rocchi, 56 anni, orologiaio, moglie coetanea, due figli grandi, uno bocconiano. Gianni ripara e vende orologi da quando suo padre morì prematuramente costringendolo alla scelta di ereditare l’attività avita (era anche del nonno) e facendogli così trascorrere una vita regolare come un orologio, è il caso di dirlo, scandita dai rintocchi delle diciotto, il quotidiano concerto di cucù. Il guaio è che a Milano al giorno d’oggi di orologi del genere di Rocchi se ne vendono sempre meno. Lo storico negozio va in crisi e con lui il suo proprietario, accerchiato da un cambiamento epocale fuori (la gente sostituisce gli orologi da riparare con gli usa e getta) e dentro: per evitare il fallimento, i figli prendono in mano la situazione. Gianni sente invertirsi l’ordine dei fattori, ora è il primogenito Marco a parlargli come se fosse un bambino, è la figlia Sandra a trattarlo come un piccolo capriccioso. È quell’età della vita in cui il testimone passa di mano, e non è facile accettarlo. Gianni, prima di riuscirci, passa attraverso numerose peripezie, sempre raccontate con brio. Il libro è divertente piacevolissimo, pieno di trovate e di personaggi che poi si ricordano, come l’amico Giancarlo, farmacista, che vive le stesse cose di Gianni con dieci anni esatti di anticipo… Ma c’è una cosa per cui il romanzo di Lello Gurrado mi resterà indelebile: le pagine in cui Gianni, in piena crisi esistenziale e dopo troppi Negroni, scoppia in una irrefrenabile ridarella al solo sentire la parola lenticchia: «Chi non l’ha mai provato non può capire», «l’invincibile ridarella che ci assale nei momenti meno convenienti: ai funerali, durante le lezioni universitarie, mentre sei in visita a un parente in ospedale» (pag. 103).
E qui mi tocca una nota personale: voglio dire grazie a Lello Gurrado per avermi fatto rivivere il male di pancia e lo slogarsi di mascella di certe ridarelle, le ricordo una per una, praticamente per nome, quella nella hall di un albergo di Gerusalemme, quelle in compagnia dell’amica Raffaella che si divertiva perché rido con la “iiii”, quella prima del primo esame all’università, quelle da piccola, quando i grandi dopo un po’ si arrabbiavano e allora qualche bambino diceva “dai basta, adesso facciamo i seri, pensiamo una cosa triste: è morto il gatto” e si riscoppiava peggio di prima. Dopo la ridarella – no, non ridarola: ridarella! – si stava così bene, e quand’è che ho avuto l’ultima, e ce ne sarà una prossima?
Grazie a questo romanzo per aver raccontato con intelligenza e leggerezza uno snodo cruciale della vita di ogni uomo (inteso soprattutto come maschio: forse per le donne è un po’ diverso, ma ancora non lo so con esattezza), e per aver dato alla storia una soluzione surreale e geniale insieme. Mi dispiace, per scoprirla dovrete proprio leggerlo.
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P.S. In libreria dal 29 settembre.
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Scritto da: Francesca Magni
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Tags: Invertendo l'ordine dei fattori, Lello Gurrado, Marcos y Marcos
Lo sto leggendo, anzi direi DIVORANDO. Mi piace da morire il tono lieve e soffuso di ironia che utilizza Gurrado. Mi sta facendo riflettere sul mio ruolo nei confronti di mia madre, in questo momento della vita non riesco ancora a immedesimarmi in Gianni. Ma come dice mio figlio: “arriverà anche il tuo turno”
Speravo proprio che ti piacesse, evviva! E la tua ultima ridarella te la ricordi? 😉
Giusto giusto la sera di Pasqua: leggevamo tutti e tre nel lettone Il giornalino di Gianburrasca senza riuscire a smettere. E non appena trattenute le risa, giù di nuovo una cascata di risate…
Da piccola andavo matta per il Giornalino di Gianburrasca (il che comprendeva la perversione per lo sceneggiato con Rita Pavone…!), devo averlo letto quattro volte! Ma quando ho provato a leggerlo ai miei figli mi guardavano come un marziano e non ridevano per niente, c’erano cose troppo antiche che non riuscivano a capire… Probabilmente erano troppo piccoli. Che dici, ci riprovo?