VIAGGIO IN SICILIA cap.2
Levanzo fra storia e preistoria

6 agosto 2019

Scritto da: Francesca Magni

Imbarcarsi per le Egadi in agosto richiede una dose di previdenza superiore alla nostra; finiamo per prenotare nel tardo pomeriggio per il mattino dopo e ricevere a mezzanotte un’email che avvisa che l’aliscafo per cui abbiamo preso i biglietti in realtà è pieno. Leggiamo il messaggio per un caso fortunato e per un secondo caso fortunato abbiamo un altro giorno a disposizione prima di lasciare la Sicilia occidentale, ed è a Levanzo che infine riusciamo a trascorrerlo. Più piccola di Favignana, più vicina di Marettimo, resiste alle invasioni di massa con le sue poche case bianche sul porto che tengono chiuse le finestre azzurre. Del resto qui, se il vento soffia dalla parte giusta, lo specchio del porto è così chiaro e trasparente che acceca gli occhi e le barche sembrano volare.

Salvatore ci porta a fare il giro dell’isola, ha la pelle dell’uomo di mare e due occhi quieti color ferro; d’inverno è uno dei 60 abitanti di Levanzo, esce a pescare, coltiva l’orto, mette a posto qualche appartamentino da affittare, “È una vita lenta” aggiunge, forse perché ho detto che veniamo da Milano. Da maggio a ottobre, ma soprattutto fra luglio e agosto, le cose si fanno più intense, esce col gozzo dal porto dal lato del faraglione, passa ai piedi della Grotta del Genovese, poi Cala Tramontana e Capo Grosso, dove nel 241 a.C. i romani si nascosero per sorprendere le navi cartaginesi: non visti le videro sbucare dietro il promontorio e tagliarono le cime delle ancore avventandosi contro i nemici e riuscendo a sopraffarli. Era la battaglia conclusiva della prima guerra punica, e ripassarla qui, nelle acque che sul fondo continuano a custodire quelle àncore affondate, ci dà finalmente il senso di una storia che sui libri ci era sembrata lontana e irreale.

Il gozzo di Salvatore scivola sull’acqua appena increspata da un vento fresco, Cala Nucidda, Cala Minnola, Cala Fredda, il fondale tra Levanzo e Trapani non è mai più profondo di 39 metri e nel blu incastona pozze color smeraldo. In una di queste, a Cala Tramontana, facciamo un bagno bellissimo, reso indimenticabile per me anche dal l’abbraccio di una medusa…

Salutiamo Salvatore e saliamo su una seconda barca che ci porta alla Grotta del Genovese. Fu scoperta nel 1949 da una intraprendente turista fiorentina che si spinse dentro la buca nella roccia dove gli abitanti dell’isola, con l’aiuto di un furetto, facevano battute di caccia ai conigli selvatici. Dotata di sufficiente coraggio per strisciare sulla pancia per tre metri, si ritrovò in un grotta ampia con le pareti decorate da graffiti e incisioni: i primi, neri e rossi realizzati con grasso misto a carbone o a terra, risalgono a 8.000 anni fa e rappresentano uomini stilizzati che danzano, donne sintetizzate con la forma di un’anfora, capre, cinghiali… Le incisioni sono più antiche:11-12.000 anni fa, le vedi bene con l’aiuto di un faro, sono cervi, bovini, asini preistorici con una curiosa gobba, in un punto ce ne sono due, madre e figlio, sono incisi nella roccia secondo una sorta di prospettiva mentre camminano uno accanto all’altro.

L’arte di questa grotta è simile a quella delle grotte di Lascaux in Francia e di Altamura in Spagna e mi chiedo come potessero disegnare allo stesso modo uomini preistorici che con ogni evidenza non si sono mai incontrati e se non esista una forma di arte connaturata al grado di sviluppo evolutivo dell’uomo… All’epoca in cui fu ‘dipinta’ questa grotta di Levanzo, probabilmente luogo di culto e non di abitazione, chi viveva qui nei buchi della montagna non era in grado di manipolare la realtà, si limitava a cacciare mammiferi con rudimentali frecce di pietra nelle praterie circostanti. Sì perché il bel mare in cui ci siamo bagnati, il mare dal fondale basso attorno a Trapani, quello che a Mozia si fa addirittura laguna, 12.000 anni fa non c’era. È stato uno scioglimento di ghiacci seguito a una glaciazione a rendere isole Levanzo e Favignana.

E nella Grotta del Genovese, per la prima volta in vita mia, ho l’impressione di cogliere qualcosa di quella preistoria che a scuola mi era sempre sembrata una perdita di tempo.

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