Roberto Saviano Vieni via con me

2 giugno 2012
Scritto da: Sara

Roberto Saviano, Vieni via con me (Feltrinelli, pp. 160, € 13,00) è stato un colpo di fulmine. Esattamente come quando incontri una persona e istantaneamente pensi “caspita, vorrei passarci insieme tutta la vita”. Io non ho (ancora) letto Gomorra, quindi dentro di me Saviano non è la figura mitizzata che molte persone descrivono dopo esser state colpite (tantissimo o pochissimo) dalla sua opera prima.
Questo libro – che è la raccolta dei monologhi andati in onda su Rai3 nel 2010 nell’ambito della trasmissione omonima, ideata e condotta da Saviano insieme a Fabio Fazio – mi ha fatto conoscere tanti pezzi di Italia, molti piccoli sprazzi di vita che un po’ sono dimenticati e un po’ vengono “accantonati” dalla memoria collettiva in piccoli spazi angusti, da cui è difficile uscire e dove è facile, invece, tenerli sotto controllo perché potenzialmente pericolosi. Per me è stata una folgorazione. Ho imparato tantissimo da queste pagine. Ho letto di persone di cui conoscevo l’esistenza, ma solo superficialmente. Ho letto di brutture di cui ci si vergogna e di sentimenti importanti. La storia d’amore tra Mina e Piergiorgio Welby, ad esempio, è toccante, pura e autentica; l’autore la racconta con estrema semplicità e proprio grazie alla linearità del suo discorso e alla coerenza delle sue parole, riusciamo a capire quanto questa storia sia “vitale”. Sì, la scelta dei signori Welby per tante persone ha significato una rinuncia alla vita; in realtà, la si può vedere anche come una scelta piena di vita e stracolma di amore. Una scelta dettata dal desiderio di libertà e di dignità, ma che è stata anche difficilissima e dolorosa da prendere, necessitando di grandissimo coraggio. Lo stesso coraggio che ha avuto Saviano scegliendo di dire ciò che pensa e di raccontare cose che per molti devono essere taciute. Ho scoperto grazie a questo libro un ottimo narratore. La sua scrittura cattura l’attenzione dalla prima all’ultima pagina perché è scorrevole e, allo stesso tempo, impegnata. Egli rende il lettore protagonista perché gli parla direttamente, come in una conversazione, e la lettura si fa estremamente interessante, anche grazie a un ritmo vivace, distante dalla maggior lentezza che caratterizza le opere di saggistica, invece. Ho sentito il Roberto Saviano scrittore vicinissimo a me stessa lettrice fin dalle prime pagine; anzi, fin dalle prime righe, dalla prefazione, dove ha scelto di condividere con tutti l’elenco delle dieci cose per cui, secondo lui, vale la pena vivere. Può sembrare una stupidaggine, ma forse non tutti, per riservatezza o per salvaguardare la propria vita privata da commenti o pettegolezzi, sarebbero disposti a farlo. In tante interviste e dichiarazioni, Roberto Saviano ha affermato che il suo obiettivo è arrivare al più alto numero possibile di persone e questa scelta a molti altri scrittori, giornalisti, conduttori televisivi non piace, forse perché temono la potenza delle sue parole. Probabilmente, però non si sono resi conto che per conquistare il lettore o il telespettatore non servono colpi di scena eclatanti: bastano poche, semplici parole o un elenco di cose per cui valga la pena vivere.

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