un Montalbano uomo molto vero
(Andrea Camilleri Una lama di luce)

25 giugno 2012

Andrea Camilleri Una lama di luce (Sellerio, 2012, € 14,00, pp. 260). È dal primo Montalbano che non ne perdo uno. All’inizio li aspettavo con l’ansia dell’innamormento, poi con la pazienza dell’amore maturo. A volte con l’indulgenza che si ha per i difetti di chi si ama. Non tutti i Montalbano sono stati all’altezza dei primi, ma non ho smesso di leggerli, un vecchio amico non è meno caro solo perché gli capita di ripetere qualche battuta. Le prime volte, in fondo al libro c’era il dizionario italiano-vigatese, ricordate? Poi quella lingua fantastica ci si è stampata dentro, la capiamo senza bisogno di grammatica, Camilleri stesso sembra reinventarla di volta in volta, e capita di capire senza saper tradurre, certe parole sono stati d’animo, situazioni, sfumature, li riconosciamo e basta. Come riconosciamo Montalbano: Montalbano non sono i racconti che Mondadori ha raccolto in qualche volume rubacchiando lo zucchero di un successo non suo; Montalbano è Sellerio, blu, elegante, i poetici risvolti di copertina di Salvatore Silvano Nigro, un titolo in quattro parole, una misura precisa, fra duecento e trecento pagine, non di meno non di più, due giorni di lettura, tre al massimo.

Montalbano è una liturgia che ti aspetti. Quale che sia l’indagine, l’intreccio, è il commissario che vive e si evolve nella metamorfosi lenta ma inesorabile delle esistenze adulte. Capita che nella sua routine che si srotola come un nastro conosciuto qualcosa batta il colpo più forte, imprima un’accelerata, tranci di netto. Succede qui, in questo romanzo, il ventiduesimo, che segna una piccola svolta.

Si trepida un po’ increduli, mentre Montalbano incontra una giovane gallerista, Marian, ovviamente beddra, e sembra che i suoi sentimenti per Livia, la fidanzata di una vita, siano a un punto di non ritorno; Montalbano ci stupisce con un batticuore al quale lui per primo non sa dire un netto sì né un netto no. Finché una delle indagini che scorre in secondo piano finisce per intrecciarsi ai suoi sogni e alla realtà con un finale a sorpresa che incide sulla vita di Montalbano e di Livia. C’è di mezzo François, Il ladro di merendine, ricordate? E in questo finale non è tanto lo sciogliersi del caso a lasciare il segno: è quello che accade a Montalbano. Ed è per questo che Camilleri è un grande: ha creato un uomo e, col sapere della sua vivace terza età, lo ha reso un uomo fatto, un uomo vero. Per questo continuiamo a leggerlo. Non per il giallo.

Scritto da: Francesca Magni

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(Andrea Camilleri Una lama di luce)”


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