Tonino Guerra e il respiro dell’umanità

28 marzo 2012

Arrivo tardi con questo post, perdonatemi. Ma arrivo.

Scrittore, sceneggiatore, poeta, maestro di scuola, antifascista, romagnolo: appellativi per Tonino Guerra. Morto il 21 marzo a 92 anni. Proprio mentre arrivava in libreria Polvere di sole (Bompiani € 16,50, pp. 176). Mentre arrivava la primavera. Ho aperto il suo libretto, era lì che mi aspettava. L’ho aperto a caso, ripetutamente, per leggere quelle che Tonino definiva “parole raccolte nelle fessure del mondo”.  C’è un capitolo che si intitola Il pane, dove racconta di quando tagliava il filone per i compagni di prigionia, nella baracca del lager tedesco. C’è un brano su La cattiveria dei luoghi in cui l’infinitamernte piccolo, il mondo fra l’erba e gli insetti, mostra il suo volto spietato. C’è una dichiarazione d’amore per L’orto: leggetela ai vostri bambini. Ci sono mille piccole cose di ogni giorno viste con l’occhio del poeta che ne sugge l’immensità. Un libro da tenere sul comodino e riaprire di tanto in tanto. Ve ne regalo un assaggio, ma lo consiglio tutto intero.

Il respiro dell’umanità

Nel dopoguerra c’era una realtà che si raccontava o meglio che voleva essere raccontata. Una realtà che erra la realtà del mondo. Adesso è una realtà che non si scopre, sfaccettata in molti modi diversi, una realtà che ha respiri lontani, e a me pare che il compito di un artista sia quello di cercare il respiro dell’intera umanità. Si respirano comunque sul collo gli eterni temi irrisolti, perché siamo al mondo per capire chi siamo?

Scritto da: Francesca Magni

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