Arrietty e l’utopia dell’amicizia con la natura

28 ottobre 2011

Fra i ricordi magici del viaggio in Giappone c’è la Ghibli, il tempio della creatività di Miyazaki, dove sono ricostruiti il suo e soprattutto le tappe di gestazione dei suoi film; colori dappertutto, disegni al tratto, centinaia di fotogrammi per fare minuti di film e di sogno. I mucchi di libri di botanica mi avevano colpita: le piante studiate con minuzia per appropriarsi delle loro fogge e restituirle in quadri che sono verità e insieme arte. Ogni volta che vedo un film uscito dallo studio Ghibli tengo la mano sulla bocca per soffocare gli ohh e i che meraviglia che non posso tacere, la bellezza è come il dolore, deve dirsi a voce alta. Arrietty, dopo Il mio amico Totoro, e Ponyo sulla scogliera, ma non meno di Kiki consegne a domicilio, di Porco Rosso, de Il castelle errante di Howl o de La città incantata, è stato un altro bagno di stupore e vi consiglio di vederlo, prima che lo tolgano dalle sale, non serve nemmeno arrivare prima, non è un film d’azione e non è in 3D, la coda non c’è.
Arrietty ha 14 anni e la sua è una delle ultime famiglie di “prendimprestito” rimaste in giro. Con la mamma e il papà vive sotto il pavimento di una bella casa di campagna, francobolli per quadri, tappi per sgabelli, Arrietty e i suoi sono alti un dito e vivono sgraffignando piccole cose dalla casa. Ogni giorno procurarsi minuscoli oggetti o granelli di zucchero (la mamma ne è ghiotta) è un’impresa che richiede corde, picozze, destrezza da scalatori e scaltrezza per evitare i pericoli: i topi, le cavallette, il gatto. Ti prende una vertigine piacevole e infantile quanto Arrietty va per la prima volta in missione con suo padre e la credenza della cucina, il fornello, le porcellane, le posate, ogni cosa è un mondo gigantesco, la gamba del tavolo una parete da scalare, l’ordinario domestico degli uomini un universo in cui perdersi e lanciarsi in scoperta, un chiodo nel legno una preziosa scaletta.
I peggiori nemici, per i prendimprestito, sono gli umani. Essere scoperti sarebbe pericolo di vita. Ma Arrietty ha l’ardore dell’età e anche l’imprudenza e va da sé che l’arrivo di un ragazzino ospite della casa la incuriosisce: rischia, viene vista, e cominciano le peripezie. Il ragazzino le è amico, ha la curiosità amorevole di chi non divide ancora il mondo in forti e deboli e non ha smanie di dominio, vorrebbe aiutare Arrietty, ci prova, sbaglia. Alla fine è proprio a causa sua che i piccoli ospiti sotto il pavimento devono andarsene. E la lezione, cara a Miyazaki in molti film, è sempre quella: sembra che l’uomo non sappia essere amico della natura. Nemmeno quando sinceramente lo vorrebbe.
Arrietty è tratto dal romanzo di Mary Norton Sotto il pavimento, che Salani ripubblica ora per l’occasione con i disegni di Serena Riglietti; era uscito per la prima volta in Italia nel 2004.

Qualche “quadro” dal film.

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