un mondo di suoni nuovi
(Richard Harvell L’esatta melodia dell’aria)

7 maggio 2011
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Scritto da: Lidia Gualdoni

Richard Harvell, L’esatta melodia dell’aria (Nord, 2011, traduzione di Alessandro Storti, € 18,60). Confederazione Elvetica, XVIII secolo, Cantone di Uri. Una donna sudicia, dai capelli scarmigliati, muscoli di ferro nella braccia nodose e un sorriso riservato solo al figlio, col quale vive sotto tre campane che fanno esplodere i timpani a chiunque, nel raggio di cinquanta passi. Il bambino non parla, non produce rumore, non è capace di scrivere né di leggere: dev’essere sordo, ritardato come la madre. Invece è in ascolto. Lo scampanio è forte, fortissimo, ma non gli danneggia le orecchie, perché queste sono state formate intorno a quei suoni, e ogni rintocco non fa che renderle ancora più elastiche. Gli altri bambini esplorano gli oggetti saggiandoli con le mani e con la bocca, lui invece si aggrappa ai suoni. Il soffio del vento, gli spifferi tra le fessure del tetto, le raffiche che frustano gli spigoli della torre, i refoli che sfarfallano tra i lunghi fili d’erba del prato. Riesce a dividere lo scorrere dei ruscelli di neve sciolta che si riversano lungo le rupi in molti altri suoni: il crepitio delle pietre trascinate e rotolate; l’esplosione di una stilla in una goccia; la risatina chioccia delle polle gorgoglianti o lo scoppio di risa delle cascate. E poi i suoni degli uomini, che lo travolgono: respiri, sospiri, gemiti, imprecazioni, risa e grida in mille forme diverse che le scansie della sua memoria senza confini riescono a catalogare e a ricordare.
Il destino, per questo bambino che verrà conosciuto non come il povero Moses Froben, ma soltanto come il celebre Svizzero, ha in serbo il successo nei più grandi teatri d’opera di tutta Europa. E’ lì che, accerchiato da torme di ammiratori, capace di far svenire le signore con un solo cenno della mano, muove il pubblico alle lacrime con il canto della sua voce.
Nel mezzo, però, un cammino pieno di insidie e di dolore, ma anche di amicizia e di amore, che Moses ripercorre in alcune carte lasciate, alla sua morte, a colui che ha sempre chiamato “figlio”. Il tentativo di suo padre – il prete del villaggio – di annegarlo, dopo aver scoperto che Moses sente e sa parlare; la nuova vita nella grandiosa abazia di San Gallo, dove è condotto dai due monaci, Nicolai e Remus, che lo hanno salvato dall’acqua; la scoperta, da parte del maestro del coro, del suo straordinario dono e la castrazione che questi gli impone per preservare incorrotta la sua voce d’angelo; l’amicizia – e poi l’amore – con la ricca Amalia Duft e, infine, il viaggio per raggiungere Vienna, “la città di sua Maestà”, ricca di vita e di musica, dove ritroverà gli affetti più sinceri.
Ecco, L’esatta melodia dell’aria, l’esordio letterario di Richard Harvell, americano trapiantato in Svizzera, è tutto questo e molto ancora: diviso in tre atti, proprio come un’opera lirica, dell’opera lirica possiede la grandezza, la drammaticità e la capacità di suscitare emozioni vere e violente.
Con le opere di Vivaldi, Bach, Scarlatti, Gluck e Händel a fare da sottofondo musicale, popolato da personaggi realmente esistiti ed organicamente intessuto con il mito di Orfeo ed Euridice, il romanzo di Harvell ha il merito di non essere solo, o semplicemente, il racconto della vita avventurosa di un cantante d’opera castrato, ma ha l’originalità riuscire a ricreare, attraverso una ricchezza e una precisione di linguaggio che solo approfondite ricerche possono aver consentito, l’incredibile e affascinante mondo sonoro che ci circonda. Un mondo che, vi assicuro, dopo questa lettura non sarà più lo stesso.

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