la nonna che scambiò l’auto con una lavatrice
(Mario Calabresi Cosa tiene accese le stelle)

27 maggio 2011

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Di Mario Calabresi, figlio del noto commissario vittima delle Br nel 1972, ora giornalista e direttore de La Stampa, avevo letto Spingendo la notte più in là (Mondadori, 2007), una toccante ricostruzione della sua vita di orfano di un padre ucciso in quella maniera. Mi aveva toccata, come ogni racconto capace di mostrarti le cose con occhi non tuoi. Avevamo cercato di intervistare Calabresi, al giornale, ma era stato ostile, scortese. Dentro di me, sotto il suo nome, avevo rubricato due impressioni contrastanti. Qualche giorno fa mi arriva il suo nuovo libro, un saggio, Cosa tiene accese le stelle (Mondadori, € 17,00, pp. 130). È con animo ambivalente che inizio a leggerlo e sarà con lo stesso animo che lo chiuderò, ma voglio parlarne perché è un libro un po’ furbo ma pieno di piccole perle. Furbo perché per un direttore di giornale sciorinare interviste con Franca Valeri, Umberto Veronesi, Massimo Moratti, Giuseppe De Rita, Jovanotti, Benigni, per dirne solo alcuni, è cosa facile e sospetta di spocchia. E poi la forza di questo libro sta in quello che resta oltre le battute raccolte da cotanti personaggi. Sta nella curiosità di Calabresi per il pensiero comune, sta nel suo spigolare fra il presente e il passato, compreso il passato intimo, per raccogliere all’origine le tracce della nostra quotidiana dilagante crescente paralizzante insoddisfazione.
Siamo convinti di vivere il peggior periodo di tutti i tempi, ci sembra che il passato custodisca gioie perdute. Mario Calabresi è partito da qui, armato di un perché e a caccia di differenze: fra ieri e oggi.
Leggerlo è un amarcord, ci ricorda le foto che facevamo in vacanza e poi stampavamo mesi dopo e diventavano dei “kodak moments”, mentre ora le spediamo in diretta col telefonino e diventano parte di un vischioso presente dilatato che fagocita il piacere della memoria; la difficoltà per fare una interurbana da un telefono a gettoni; la doccia, che si faceva una volta a settimana, magari in un bagno in prestito. Però eravamo più felici, sembra dimostrare questo libro. E mi fa pensare che la felicità è uno stato dinamico, è il punto di equilibrio tra il non avere e il poter avere, tra il desiderare e il raggiungere. Non è solo desiderare né è solo aver raggiunto. È quella tensione che si fa positiva grazie alla possibilità. È il volo della freccia scoccata dall’istante in cui è stata scoccata: perché sa che arriverà. Oggi non si scoccano più frecce o si sono persi gli archi, sembra.
Il capitolo più bello di questo libro è il primo. Calabresi racconta di quando suo nonno regalò a sua nonna un’automobile: per portare a casa la spesa, le disse. Lei la restituì al concessionario, in cambio si comprò una lavatrice e un libro.

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(Mario Calabresi Cosa tiene accese le stelle)”


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