il cervello di chi legge

16 febbraio 2011
Tempo di lettura: 2 minuti

«Azzarderei [una tesi]: il cervello di una persona che nel corso della sua vita ha letto in media un romanzo al mese è diverso da quello di chi non ha allenato allo stesso modo la propria capacità di immedesimazione, preferendo assimilare dati di fatto. I romanzi sono realtà parallele: entrare in essi e accompagnare nel tempo i personaggi che li animano insegna delle abilità essenziali anche nella vita “reale”, per esempio saper analizzare e giudicare situazioni e opinioni degli altri come di se stessi. Il romanzo è una scuola d’eccelenza per conoscere l’essere umano». Così scrive Stefan Bollmann in Le donne che leggono sono sempre più pericolose (Rizzoli, 2011, € 29,00), “sequel” di Le donne che leggono sono pericolose, uscito con successo nel 2007: raccogliendo dipinti famosi di lettrici e anche qualche foto d’autore,  Bollmann torna a raccontare la storia d’amore fra le donne e i romanzi, per ricordare che questa passione tipicamente femminile ci ha rese più consapevoli, più sagge, più critiche, più acute, più libere.

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Questo libro mi ha incantata: se c’è un soggetto, nei quadri, che da sempre mi attira e mi tocca in modo particolare sono le lettrici. E qui se ne sfogliano per più di cento pagine.

Una donna che legge è di per sé un’immagine statica, eppure è capace di catturarmi e di smuovermi un sottobosco di risonanze.

Cosa legge? cosa le fa provare quel romanzo? a quale attività sta rubando il suo attimo felice? chi la aspetta impaziente nell’altra stanza? chi si indispettisce per quel suo leggere  assorta?

Fateci caso, c’è sempre qualcuno che non ama vederci leggere, magari non lo confessa, ma vorrebbe che facessimo altro, che gli dedicassimo più attenzioni, che non ci assentassimo così, impunemente, in un luogo di intimità che esclude tutti gli altri.

Ho sempre colto un profumo di proibito, nei ritratti di donne che leggono.

Perciò ho consumato le pagine di questo libro, dipinto dopo dipinto, e i testi accanto a ogni opera la “schiudono” rivelando una fetta di mondo, quella del pittore, del suo tempo, e di ciò che voleva raccogliere con quel quadro di una donna che legge. Piacevolissima anche la prefazione di Silvia Avallone, che racconta quanto da piccola detestasse vedere sua madre che leggeva sul divano…

Scritto da: Francesca Magni

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