日本 bagno giapponese

3 gennaio 2011

Ho provato le terme, il bagno turco, la spa; ho provato piscine e docce in giro per il mondo, alcune lussuosissime; ho provato laghi termali, grotte, pozze sulfuree. Credevo di conoscere tutte le forme dell’acqua, alcune piacevolissime, ma non sapevo niente prima di provare il bagno giapponese, on-sen se è termale, sen-to se è un bagno pubblico. Il primo per me è stato a Kyoto, il sen-to più famoso della città, un luogo assolutamente popolare e democratico, ci si entra nudi da 0 a 99 anni, uomini e donne divisi. La prima volta che vai in un bagno giapponese copia quello che fanno le altre, mi ha detto l’amica con cui ci sono stata. Ti danno due asciugamani, uno piccolo per lavarti, uno grande per asciugarti; ti spogli e ti siedi su un minuscolo sgabello di fronte a uno specchio con la doccia a telefono e un rubinetto all’altezza del piedi, e cominci a lavarti. Sbirciavo le  giapponesi, donne di ogni età, ragazze snelle e lisce, adolescenti acerbe, signore anzianissime che hanno ancora un corpo flessibile e asciutto (tratto distintivo di questo popolo, di certo aiutato dall’alimentazione a base soprattutto di riso, pesce e miso, una salutare soia fermentata). Le giapponesi sono più belle di quanto vogliano i nostri luoghi comuni. Con un piccolo catino si rovesciano un po’ d’acqua sulle spalle, poi si insaponano e minuziosamente, con l’asciugamanino lungo e stretto, si strofinano centimetro per centimetro. Solo puliti alla perfezione si entra nelle vasche di acqua calda, anzi caldissima. Ci si siede e ci si rilassa. In qualcuna c’è un idromassaggio, nel sen-to di Kyoto c’è anche una vasca all’aperto, per respirare il freddo dell’inverno sotto la coperta dell’acqua calda. Nati per permettere ai giapponesi poveri, che non avevano il bagno in casa, di lavarsi, i sen-to continuano a essere qualcosa di più che un luogo di relax; Banana Yoshimoto sostiene che la natura delicata del suo popolo abbia bisogno di essere sciolta nell’acqua calda. Miwako, un’amica giapponese che vive a Milano, non riesce ad abituarsi all’acqua appena tiepida nelle nostre case: il bagno deve essere bollente. Acqua caldissima e vapore – ed è il vapore che ti fa uscire rigenerato, con la pelle che respira e l’animo davvero un po’ sciolto.

Penso alle nostre docce: perché in piedi? Non è facile lavarsi, stando in piedi, l’acqua e il sapone scappano via. Penso ai nostri bagni: perché restare a mollo nell’acqua che noi stessi abbiamo sporcato? Penso alle nostre case: grandi con il bagno piccolo. Qui è il contrario. Qella di Tokyo in cui siamo ospiti ha un bagno giapponese, una stanza con il water e il lavandino e una porta che conduce in una seconda stanza piastrellata: metà è occupata da una vasca rettangolare profonda e capiente, metà è lo spazio in cui fare la doccia prima di immergersi.

A Tokyo provo anche un lussuoso on-sen, Oedo-Onsen Monogatari, un bagno giapponese termale sulla baia della città, ci si arriva con un  treno panoramico  (la Yurikamome Line) attraverso i grattacieli illuminati nella notte. L’on-sen è aperto fino al mattino, ti danno uno yukata, una specie di kimono, e con quello giri per tutto il tempo che resterai dentro; le docce per lavarsi sono più raffinate di quelle di Kyoto e offrono shampoo e balsamo, le vasche sono in pietra, c’è uno spazio all’aperto con grosse tinozze in legno, un percorso nell’acqua con sassi che massaggiano i piedi, una vasca con speciali pesciolini che ti ripuliscono dalle pellicine, tutto è elegante e perfettamente organizzato, ma il principio resta lo stesso: prima ti lavi e poi ti immergi. Mentre ti asciughi, c’è sempre qualcuno che con discrezione toglie le gocce d’acqua da terra. Fuori dalla vasca c’è anche una zona per mangiare, puoi scegliere fra tutta la gamma della variegata cucina giapponese, e ti muovi sempre con lo yukata a piedi scalzi su un pavimento di legno caldo o nelle stanze tatami in paglia di riso. Il corpo torna a essere vivo per intero. C’è un che di saggio nella tradizione giapponese del bagno, e non assomiglia per niente al nostro farci “coccolare” nelle beauty farm: qui sei tu che ti prendi cura del tuo corpo, tu che lo lavi, tu che te ne riappropri.

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