le vite degli altri
(Markus Orths La cameriera )

22 novembre 2010
Tempo di lettura: 3 minuti

Markus Orths, La cameriera (Voland, 2008, traduzione di Roberta Gado Wiener, € 12,00). Lynn Zapatek fa le pulizie in un albergo. È un lavoro che le ha trovato un amico, dopo che è uscita dalla clinica psichiatrica. Lynn ha solo quello, e giornate vuote in una casa vuota. Lavora con minuzia, dà la caccia allo sporco come a un nemico, dalle fughe delle piastrelle fin sotto i bordi delle tazze dei gabinetti, «lì ci sono i punti che non riesce a vedere, i punti che non riesce a vedere l’hanno sempre disturbata». Lynn sta male quando arriva il weekend, vuole solo lavorare, stare all’albergo. Torna spesso nelle stesse camere, specie in quelle dei clienti che restano, studia i loro oggetti, i vestiti, le sembra di scoprire chi sono. Un martedì non resiste, indossa la giacca del pigiama dell’ospite nella stanza 303, il suo turno di lavoro è finito da un pezzo, e accade quello che temeva: la porta si apre. Lynn si nasconde sotto il letto. Riesce a uscire solo il mattino dopo, e la sua vita è cambiata. Perché la tentazione di nascondersi di nuovo, in un’altra stanza, è irresistibile. Le vite degli altri surrogano la sua, e sono più eccitante di qualunque vita lei potrebbe avere. Sono 87 pagine leggere e densissime, basta un’attesa dal dentista, un viaggio in treno, una sera libera, e si arriva in fondo. Fermatevi qui, se pensate di leggerlo. Non voglio rovinarvi il finale.
Però voglio aggiungere uno snodo importante. Una notte Lynn si nasconde sotto il letto di un uomo che riceve in camera una ragazza con cui passa la notte a pagamento. Mentre l’uomo è in bagno, Lynn riesce a prendere il numero di telefono di lei da un foglietto sul tavolino. La chiama. Inizia a riceverla a casa sua, a pagamento. Dalla vita virtuale che viveva in albergo attraverso le storie degli altri, Lynn cerca di passare alla vita vera: con questa ragazza, Chiara, si instaura un rapporto che Lynn vuole credere autentico, nonostante  quei soldi che ogni volta deve pagare. Ma Lynn vuole crederci fino all’estrema prova. Compra due biglietti per una vacanza e invita Chiara a partire con lei. Il finale è l’unico ragionevole in una storia del genere. E sta a dire che non c’è scelta: se vuoi una vita, devi vivere la tua, per quanta paura possa farti. Il romanzo si chiude su un dialogo con la madre – ce ne sono altri, a punteggiare il racconto, e sono le telefonate domenicali che Lynn fa alla madre, da cui va il meno possibile. Sono dei botta e risposta magistrali, parlano delle pulizie, del tempo, parlano di niente, e lì dentro riesci a vedere a ritroso tutto l’intricato rapporto che le ha legate e allontanate in modo irreparabile, come spesso accade tra madre e figlia.
Markus Orths è nato nel 1969, in Germania ha vinto molti premi.

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