la forma dei capelli
(Marie Reine Toe Il mio nome è Regina)

21 ottobre 2010
Tempo di lettura: 2 minuti

Conosco Marie Reine Toe, ma non è solo per questo che vi parlo del suo libro, Il mio nome è Regina (Sonzogno, 2010, € 15,00): è per i suoi capelli. Se avete due minuti, capirete perché. Uoagadougou, novembre 1982: «La rivoluzione scoppiò un pomeriggio, inaspettata come tutte le cose dolorose. Stavo tornando a casa da scuola pedalando sul mio chopper». Marie Reine Josiane Toe è una ragazzina privilegiata, figlia del diplomatico André Toe, vive in un quartiere di lusso, frequenta scuole private, in quelle pubbliche la tiranneggiano perché è troppo ricca. Quel pomeriggio però la sua vita cambia. All’imporovviso degli spari, qualcuno le dice Scappa, è scoppiata la rivoluzione!, e lei corre, «i bambini, come gli animali, quando avvertono il pericolo fuggono il più lontano e il più velocemente possibile per lasciarselo alle spalle. Io ho continuato a fare così anche da adulta – scrive Marie: sono sempre fuggita via, correndo a più non posso». Il padre e lo zio, medico famoso, vengono imprigionati, picchiati, arriva al potere Thomas Sankara con il sogno di “decolonizzare la mentalità africana”; trasforma l’Alto Volta in Burkina Faso, viene ucciso dopo pochi anni, quando la vita di Marie è ormai destinata a esplodere in mille altre vite. Nel ’91 il padre riesce a mandarla in Italia per finire gli studi, Perugia, un collegio di suore, amiche da tutto il mondo, una libertà mai immaginata, in cui ci si può perdere, ma alla fine anche ritrovare.

Ho incontrato Marie un paio di volte, è magnetica, le leggi negli occhi che ha dentro mille vite, quando parla non riesci a star dietro a tutte. Mi è rimasto un dettaglio, per lei forse insignificante, per me evocativo: non è facile tenere i miei capelli, diceva, li cambio spesso, ogni volta sono ore dal parrucchiere; extension per renderli dritti e decisi; raccolti in treccine, come me li pettinava mia madre da piccola; ricci cortissimi ben attaccati al suolo del cuoio capelluto. Tanti modi di essere, per necessità, probabilmente per inclinazione, forse anche per desiderio. Da quando me lo ha raccontato, se vedo una ragazza di colore penso a tutte le “forme” che ha in testa, le tante vite che di sicuro si porta dentro, magari anche più intricate e dolorose di quella di Marie, e mi imbarazza passarle accanto così. Io, scialba e sicura di me, con una sola forma di capelli.

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