Francia in bici / Donna lombarda nella campagna francese

6 agosto 2016

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DA MOISSAC A VERDUN SUR GARONNE PASSANDO PER MONTAUBAN 75 km
Quarto giorno in bicicletta e molto dispiacere a lasciare Moissac e la chambre d’hôtes con giardino dove abbiamo passato un piacevole dopocena sull’amaca. Oggi c’è in programma una deviazione di 26 km dalla veloroute per visitare Montauban, città natale di Ingres. La pista per Montauban è sul canale della Tarn, era sterrata nel 2010, quando la guida prometteva che sarebbe stata asfaltata entro il 2011… ma è sterrata ancora adesso.

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Francia in bici / l’abbazia che sembra arredata con carta da parati

5 agosto 2016

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DA AGEN A MOISSAC 47 km
Il terzo giorno le gambe chiedono strada. È l’effetto del pedalare, i muscoli si scaldano, le endorfine entrano in circolo, vorresti non fermarti mai, correre tra i profumi della natura con la compagnia fedele dell’acqua del canale, la testa piena di pensieri, idee, parole, e nessuno a interromperli. Ma oggi vogliamo fermarci a Moissac dove si trova una bella abbazia, il percorso è un po’ più breve, per fortuna non meno pittoresco.

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Francia in bici / i girasoli e il canale… sul ponte

4 agosto 2016

 

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DA MAS D’AGENAIS A AGEN, anche oggi 54 km
A Mas d’Agenais c’è uno di tutto: un panettiere, un macellaio, una libreria-cartoleria, una chiesa, un quadro famoso (crocifissione di Rembrandt), una chambre d’hôte. Al telefono Martine mi parla in italiano, ha vissuto per sette anni a Milano, è Continua a leggere »

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Francia in bici / luci e ombre (ma fuor di metafora) sul canale della Garonna

3 agosto 2016

 

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BORDEAUX E POI IL CANAL DU GARONNE: DA LANGON A MAS D’AUGENAIS – 54 km
Bella sorpresa, Bordeaux, con le sue pietre aranciate, i balconi di pizzo in ferro, i tram senza fili, le chiese gotiche, i ristoranti dove si mangiano ottime cozze, i negozi piccoli e fantasiosissimi di un’eleganza senza snobismo, e lo specchio d’acqua profondo appena due centimetri di fronte alla piazza della Borsa, che ieri era una piscina di bambini felici! Una notte a Bordeaux in un bell’appartamento trovato su Airbnb e poi si parte per la quinta vacanza a due ruote. In treno fino a Langon (le bici non pagano) poi a pedalare sul canal de Garonne, un lungo specchio circondato da file serrate di platani che avranno 200 anni. Le prime ore di un viaggio come questo servono per familiarizzare: Continua a leggere »

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cosa pensavo (e penso) del velo islamico

26 luglio 2016

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Era l’autunno del 2007 quando scrissi questo articolo. Su Facebook in Italia non c’era quasi nessuno, la crisi economica era iniziata da così poco che si poteva pensare fosse passeggera, la Svizzera aveva appena aderito al trattato di Schengen, George W. Bush sganciava bombe al cloro su Baghdad, nessuno sapeva che Berlusconi facesse il bunga bunga e gli sbarchi di immigrati in Italia erano stati 20.455 contro gli 89.000 in soli 7 mesi del 2016. I miei figli andavano alla scuola materna, io avevo 9 anni di meno, e così il mondo. Continua a leggere »

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Storia di una dislessia – cap. 8
GRAMMATICA DRAMMATICA

6 giugno 2016
di Francesca Magni

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Questo pezzo lo sintitolo “Grammatica Drammatica”. No, sintitolo non è un refuso ma un neologismo, l’ha coniato Filippo anni fa e abbiamo ritenuto giusto acquisirlo almeno al lessico familiare – per quanto, anche lo Zingarelli dovrebbe farci un pensiero. Se la forma di coniugazione più usata è ‘s’intitola’, perché non rendere tutto più logico e… sintitolare? 😉

Un dislessico ha bisogno di logica, per imparare. Ma la grammatica non è logica, è capricciosa, mutevole, ordinata da regole che essa stessa smentisce, l’ho sempre considerata un gattino bizzoso che ora si struscia e un attimo dopo ti graffia. Filippo, capace di sintesi fulminanti, ha archiviato la materia con un cambio di iniziale: GRAMMATICA… DRAMMATICA. Continua a leggere »

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Storia di una dislessia – cap. 7
CERTIFICAZIONE: OGGI È UN MALE NECESSARIO

6 maggio 2016
di Francesca Magni


Quando la psicologa ci ha chiesto come leggesse a voce alta, suo padre e io ci siamo guardati interdetti: non lo sapevamo. Era sempre stato abilissimo a portare a termine i suoi compiti evitando che noi interferissimo e ci accorgessimo di qualsiasi difficoltà. Ci teneva fuori. Solo una volta, alla fine della seconda, ai maestri avevo manifestato preoccupazione perché ancora non leggeva. Avevano riso, “Ma Filippo è intelligentissimo!”. Appunto: se lo è perché non legge? Ma non avevo portato la domanda fino in fondo (paura? rimozione? ingenuità? pigrizia?); nessuno lo aveva fatto, durante le sue elementari, non i maestri né le nonne, che pure, a posteriori dicono di essersi un po’ insospettite nel vederlo leggere lentamente, né noi che arrivati in quinta non ci capacitavamo di come un ragazzino famelico di storie non iniziasse a leggere libri in autonomia. Continua a leggere »

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Storia di una dislessia – cap. 6
COSA PROVA UN DISLESSICO A SCUOLA

6 maggio 2016
di Francesca Magni

Colpita dalla scoperta tardiva della dislessia di Filippo, una professoressa gli chiede: cosa vedi esattamente quando leggi? “Come faccio a risponderle, prof?, io non so cosa vede lei” risponde lui ineccepibile. Ma la domanda è legittima, è quella che ci facciamo tutti. Girano sul web svariati video su come i dislessici vedano le parole scritte, ma è impossibile dire se questo valga per tutti; i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimenti) sono appunto specifici, ognuno ha la sua forma e gradazione; Filippo per esempio ha problemi nella lettura ma legge le note sul pentagramma alla perfezione, cosa che molti dislessici anche famosi (e musicisti, come Mika) non riescono a fare. Continua a leggere »

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Storia di una dislessia – cap. 5
SIAMO TUTTI DISLESSICI?

6 maggio 2016
di Francesca Magni

Dire a qualcuno che tuo figlio è dislessico produce un doppio svelamento. Ti riveli tu, ma lo fa anche il tuo interlocutore, la sua reazione dirà a quale categoria appartiene. Ce ne sono due: quella di chi sa di cosa stai parlando, e quella di chi non ne sa niente, non se ne è mai interessato ma ne ha sentito parlare, e pensa con sarcasmo “Possibile che siano tutti dislessici?!”. Glielo leggi nello sguardo, quali che siano le sue parole; è scettico perché ignorante (non sa), è malfidente (infastidito, dietrologo, armato di pregiudizio), non è curioso (il problema non lo riguarda) e a volte è tutte e tre le cose insieme. La mia analisi è circostanziata: sono stata anch’io quell’interlocutore. Finché una psicologa dallo sguardo azzurro ha detto a me e a mio marito che nostro figlio di 12 anni, piombato in crisi con lo studio del tedesco, poteva essere dislessico. Continua a leggere »

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Storia di una dislessia – cap. 4
LA MALEDIZIONE DEI NOMI PROPRI

6 maggio 2016
di Francesca Magni


«Oggi volevo parlare a Zoe di un poeta e non mi veniva il nome…», ci racconta una sera Filippo, «e le ho detto il poeta Tigri… Lei ha risposto “Tigri? Non lo conosco”… e io ho detto “ma sì, quello del buio oltre la siepe…”, allora lei ha capito: “ah, Leopardi!”»… Il poeta Tigri viene dallo stesso paese di Goffredo, che era di Bosone, di Badone, di Bogliolo ma mai di Buglione e della sua contemporanea Matilde di Canossa, che in prima media, in una celebre verifica di storia, si era trasformata, senza parvenze di assonanza, in Marta di Trieste.

Abbiamo riso (e pianto), poi abbiamo letto Diario di scuola di Daniel Pennac, dislessico grave con un passato da somaro impenitente. Continua a leggere »

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