In catamarano alle Eolie / Stromboli e Strombolicchio

19 giugno 2019

Nabokov amava inventare i nomi dei colori e qui alle Eolie quell’arte diventa un’esigenza: come posso descrivervi l’acqua tra l’indaco e il cobalto, profonda decine di metri, luminosa e limpida attorno a Strombolicchio? Non mi ero mai immersa in un blu del genere. Un bagno di lapislazzuli, un tuffo nello zaffiro. Un blu che trovo più emozionante di tutti i mari azzurro chiaro in cui mi sono tuffata nella mia vita.

Ma la magia qui è raddoppiata da Strombolicchio, oggi lo definiremmo un scoglio ma si tratta di un blocco di lava che si era solidificata all’interno del vulcano originario le cui pendici si sono poi sgretolate. Strombolicchio è nato prima di Stromboli e oggi lo fronteggia incastonato nel mare. Ed è Strombolicchio che vediamo diventare sempre più piccolo via via che scaliamo le pendici dello Stromboli, 924 metri. I primi 500 sono un sentiero a zig zag tra ginestre e fiori selvatici, un piede leva l’altro metti, direbbe Camilleri, e in silenzio perché la salita è ripida e il fiato corto. Poi la vegetazione finisce. La terra nera del vulcano è sabbia e pietra, a tratti sembra di arrampicarsi su una duna, i polpacci soffrono, Strombolicchio è un puntino nel mare come le barche a vela in rada tra cui il nostro catamarano che qui siamo troppo in alto per riconoscere. Camminiamo da quasi tre ore e il cielo è striato di rosa, penultima curva e penultima salita, mettiamo i caschi di sicurezza e nel cielo ancora luminoso parte il primo fuoco d’artificio dalla bocca più laterale dei tre crateri. Grida di entusiasmo e clic di macchine fotografiche. L’ultima salita è senza fatica tanta è la smania di vedere il vulcano.

Ci fanno sedere a terra proprio sull’orlo: meno di 50 centimetri ci separano dalla discesa che finisce nelle bocche, 150 metri e Iddu è lì, attivo come non accadeva da qualche anno e come era accaduto prima dell’ultima colata di lava. Il cielo ora è scuro, a parte una luna rossa che di alza alle nostre spalle.

Il cerotto per il mal di mare e l’entusiasmo per il vulcano mi hanno fatta arrampicare senza sentire le vertigini, ma qui con i piedi quasi a penzoloni sulle bocche rosse per il fuoco un brivido ce l’ho, e credo anche gli altri perché quando scoppia la bocca più sottile il primo boato fa urlare tutti quanti: una colonna di fuoco e lapilli corre verso l’alto come un gioco pirotecnico seguita a brevi intervalli dallo scoppio di altre bocche che producono fuochi più larghi e diffusi e lasciano la terra coperta di lapilli ardenti come un gigantesco braciere. Capiamo subito che ogni bocca erutta a modo suo e intuiamo i segnali premonitori dell’esplosione, pronti col dito sul cellulare per riprendere qualcosa che risulterà neanche lontanamente paragonabile a ciò che stiamo vedendo. Mezz’ora di eruzioni, l’aria non è fredda come si temeva, anzi è piacevole, si ride eccitati a ogni scoppio, 4 bocche attive, quella più larga fa davvero pensare a Viaggio al centro della terra… che finiva proprio qui, nello Stromboli.

La guida ci indica la via di fuga in caso i lapilli volassero verso di noi: il vulcano è monitorato ma oggi è vivace. La via di fuga è quella che prendiamo per rientrare: una discesa nella sciara in cui scivolare tallone-punta con la sensazione di sciare nella sabbia nera. Due ore divertenti e stremanti, mascherina per la polvere e luce sulla fronte per squarciare la notte, e il dolore acuto che dopo un po’ ti prende alle ginocchia e ti fa desiderare di non rimettere piede su una discesa per il resto della vita.

Ma la fatica si dimentica presto, il vulcano in eruzione mai. Pepi, lo skipper, ci recupera con il tender, impolverati e felici, e anche quel trasferimento fino al catamarano è un vero piacere, col gommoncino che scivola su un mare piattissimo tra le luci delle vele che oscillano nella notte.

Scrivo a due giorni distanza, seduta in coperta mentre attorno a me i miei compagni di viaggio riposano: c’è Costanza che gioca a burraco con Naty, la tedesca altissima e simpaticissima, infaticabile compagna di nuotate e scalate, con Sabrina, la romana dolcissima che oggi ci ha cucinato cacio e pepe e con Roberto, mitico chef, che ogni giorno ci cucina cose buonissime. Ora ha messo su le cipolle da caramellare insieme al tonno… Così il mio racconto comiciato con i colori finisce con gli odori: mare, pesce e il gusto dolce della cipolla.

PS. Lo Stromboli descritto da Alexandre Dumas che esplorò le Eolie nel 1835:

“Man mano che ci avvicinavamo, Stromboli era sempre più distinta ed attraverso quell’aria tersa della sera riuscivamo a deciframe ogni particolare. È una montagna che ha la stessa forma di un covone di fieno, con una cima sormontata da una cresta. Ed è da questa sommità che, ad intervalli di un quarto d’ora, si sprigionano le fiamme. Nel corso della giornata questa lingua di fuoco sembra non esistere, persa com’è nella luce del sole; ma appena scende la sera, appena l’oriente inizia a scurirsi, questa fiamma diventa visibile e la si vede proiettarsi in mezzo alla fumata, colorandola, per poi ricadere in una colata di lava”.

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