In catamarano alle Eolie /day 1 – Iddu, lo Stromboli

17 giugno 2019

Scriverai il diario del viaggio?, mi chiede mia figlia Costanza a Porto Rosa, mentre ci imbarchiamo su un catamarano Lagoon con lo skipper, due amici e altre due coppie di amici loro.

No, le rispondo, ho bisogno di staccare da tutto, anche dalla scrittura.

Ma poi la sera successiva ci troviamo a Stromboli e, tornati dalla cena in un ristorante con vista e architettura eoliana, qualcuno dice Andiamo alla Sciara del fuoco.

Pepi, lo skipper, salpa l’ancora sotto un cielo di luna quasi piena. Iddu, il vulcano, ha la forma di quando lo disegnavamo da piccoli, la sciara è una lunga discesa di pietrisco lavico che rompe il verde punteggiato dal giallo delle ginestre che ricopre le pendici del monte.

Naty, la compagna di viaggio tedesca veterana delle vacanze in catamarano, porta coperte per sdraiarci sulla rete tra i due scafi: prepariamo dei giacigli sospesi sull’onda ridendo come matti perché la rete è elastica e dondola più della barca, che invece scivola placida sull’onda lunga del mare che è un olio.

E ridendo e dondolando stesi a occhi in su si dà la caccia alle stelle cadenti, che non si fanno aspettare e ogni volta accogliamo con urla di gioia. Ma a un tratto qualcuno grida più forte, Guardate guardate!, e dalla bocca del vulcano una colonna rossa di fuoco e lapilli si alza verso il cielo nero e poi ricade in una pioggia incandescente che si intravede correre giù per la sciara.

È a questo punto che mia figlia con gli occhi accesi per l’eccitazione di uno spettacolo inatteso e mai visto, dice “Peccato aver deciso di non fare il diario proprio questa volta”.

Lo Stromboli continua a esibirsi, noi seguiamo il suo battito (eruzione-riposo-scoppio-eruzione-riposo) per più di un’ora e lui ci regala almeno una decina di sbuffi di fuoco e lapilli, che seguiamo urlando di entusiasmo e poi invece in silenzio commosso di fronte alla maestà naturale: tutta quella energia arriva da una profondità di più di 6 chilometri, e ogni sbuffo ha forma e intensità diverse. E per quanti ci affanniamo a fotografare e filmare, l’obiettivo non vede quel che resterà per sempre nei nostri occhi. Perciò le parole ora sono tornate indispensabili, fotografia verbale al servizio dell’immaginazione. Devo cedere alle richieste di mia figlia: per quanto poco possano fare i racconti, io spero che anche voi “vedrete” un po’ di quella che resterà per me, per noi, un’esperienze indimenticabile.

Tra un paio d’ore saliremo sullo Stromboli a piedi: 3 ore di arrampicata per avvistare il cratere e gli sbuffi da vicino, e poi due ore per scivolare giù nel ghiaietto vulcanico di una vecchia sciara ormai spenta. Vi dirò come andrà. Contenta, Costanza?

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