Pronome dimostrativo brosbrigrizvobtrup.
Ovvero: nel cervello di un dislessico

21 settembre 2017
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Scritto da: Francesca Magni

Filippo, preferisco non chiederti ogni giorno come va a scuola. Ma se succede qualcosa che è importante che io sappia, facciamo che me lo racconti?
Ok, mami. Stamattina è successa una cosa.
Sentiamo.
Cos’è “questo” in grammatica?
Questo è aggettivo o pronome dimostrativo.
Ecco, la prof di greco mi ha chiesto: “Filippo, dimmi un pronome dimostrativo in italiano”. Io avrei voluto dirle: “Ma lo sa prof che è come se lei mi avesse detto ‘Filippo dimmi un brosbrigrizvobtrup in italiano”.
A questo punto la conversazione si è interrotta perché sono stata presa da un attacco di risa . Se è vero che questo figlio mi ha fatta preoccupare parecchio, è anche vero che come mi ha fatta ridere lui, nessuno al mondo.
Poi, ricomposti gli addominali e asciugate le lacrime, gli ho detto: Filippo, hai perfettamente ragione. E sai cosa dovresti fare, secondo me? Dirlo alla prof. Proprio così, come lo hai detto a me.

Ora per chi non ha dimestichezza con il funzionamento del cervello di un dislessico di fronte alla memorizzazione delle parole, è necessario spiegare che i nomi della grammatica, insieme ai lessici tecnici e specifici delle varie materie, sono le cose più difficili da imparare perché sono etichette che definiscono qualcosa che non si vede. Un’astrazione elevata al quadrato.
Quando in quarta elementare, ancora del tutto cieca rispetto alla neurovarietà di mio figlio, mi ero accorta che sapeva coniugare i verbi alla perfezione ma non sapeva dire che modo e tempo fossero, gli ho chiesto perché non lo imparasse. E lui mi ha risposto: «Mah, io distinguo tra il passato e… be’ l’altro lo chiamo l’arrivato. E poi c’è il domani». Il concetto era chiaro, ma le etichette grammaticali impossibili da appiccicare e trattenere in modo definitivo. E allora mi sono detta: è più importante l’etichetta o il concetto?

La prof di greco potrebbe obiettare che non è semplice studiare le lingue, a maggior ragione quelle classiche, senza padroneggiare con scioltezza le parti del discorso e i loro nomi… E allora le risponderei che si possono padroneggiare le parti del discorso anche senza sapere il nome proprio di tutte.
Voglio dire: la differenza tra aggettivi e pronomi gli è chiarissima, quindi saprà distinguere quando “questo” è in funzione di aggettivo e quando è in funzione di pronome; ora, siamo proprio sicuri che sia necessario chiamarlo anche dimostrativo? Nella sua testa di dislessico non lo è. Basta dirgli che “questo” si traduce così, quando è aggettivo, e cosà quando è pronome.

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Con quanti brosbrigrizvobtrup possiamo ragionevolmente evitare di bombardare il cervello di un dislessico, senza inficiare il suo apprendimento delle lingue straniere e classiche, e di tutte le materie in genere?
Io credo che la risposta sia: parecchi.
Credo anche che con il tempo certi brosbrigrizvobtrup attecchiranno comunque, quelli più necessari, o quelli delle materie che lui ama di più.
Credo che alleggerirgli la fatica, sfrondare l’inessenziale sia possibile.

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A patto che…
_a patto che ci sintonizziamo su alcuni concetti che i più recenti studi neuroscientifici ora ci spiegano, e dunque abbiamo il dovere di comprendere e contemplare (e ci spiegano che la memorizzazione astratta ai dislessici crea grosse difficoltà);
_a patto che accettiamo di credere che uno non è scemo se certe nozioni le recepisce come brosbrigrizvobtrup;
_e a patto che decidiamo di lavorare per obiettivi.

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Qual è l’obiettivo, nello studio del greco e del latino? Che i ragazzi si approprino dei meccanismi di queste lingue “madri”, fondamenta dell’italiano e che nell’italiano hanno lasciato importante traccia; che sappiano orientarsi quel tanto che basta a cogliere il significato di un testo e, come obiettivo superiore, a estrapolare il senso storico, filosofico, letterario, poetico del testo stesso.

Io so che Filippo ama tutto quello che è dentro il greco e il latino, quando un professore spiega un’etimologia lui me lo racconta incantato; so che ama la storia e amerà la filosofia e la poesia, so che i pensatori classici sono pane per la sua fame; ma so che dobbiamo potare dall’albero qualche brosbrigrizvobtrup se vogliamo evitare che lui resti intrappolato e non arrivi mai a quella conoscenza superiore che desidera, e che sì, è anche per lui.

Per questo Filippo lotterà e noi lo sosterremo con tutte le nostre energie. Ho solo una paura. Che la prof di greco, ascoltando queste parole, senta… brosbrigrizvobtrup.

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