Elisabetta Gnone Olga di carta

30 giugno 2016

Olga di carta

Scritto da: Cinzia Santomauro

Elisabetta Gnone, Olga di carta (Salani, 2015, pp.304, € 14,90). Più proseguivo nella lettura, più un pensiero si impossessava di me: mia figlia avrebbe dovuto leggere quel libro. Sì, perché Olga di carta di Elisabetta Gnone  è stato una vera rivelazione. Tanti gli spunti di riflessione, tante le piccole gemme di saggezza che emanano da quelle pagine solo apparentemente destinate alle librerie dei più giovani. Un dono di compleanno accompagnato dalla promessa “ho pensato che tu lo avresti apprezzato”, che si è rivelato ben più gradito del previsto. A metà via tra la fiaba e il romanzo di formazione, Olga di carta racconta la storia di una ricerca che si trasforma in una emozionante scoperta di sé.

Olga Papel è una sottile ragazzina di 11 anni, protagonista del romanzo, narratrice di talento che per aiutare l’amico Bruco, decide di raccontargli una storia. Una storia vera, naturalmente, come tutte quelle che Olga racconta, tra la curiosità e lo sconcerto degli abitanti del villaggio in cui vive, che a turno considerano la ragazzina “Una strega“, “Una bimba con molta fantasia“, “Una bimba con il diavolo in corpo“, “Una bimba che ha bisogno di attirare l’attenzione“, “Una bimba che ha scoperto come vincere la paura […]. La paura dei mostri che mette nelle sue storie e dei quali noi tutti abbiamo paura“.

“Sta di fatto che, quando Olga Papel cominciava a raccontare, chi era vicino tendeva l’orecchio, le finestre si dischiudevano, le voci nei cortili si acquietavano, volti incuriositi sbucavano da dietro il bucato e chi era in casa usciva, trascinandosi dietro una sedia”.

Il potere delle storie è uno dei temi che attraversano tutto il libro: la potenza catartica e salvifica delle parole ben dette e del racconto in cui ciascuno può rileggere anche la propria personale esperienza fa da premessa e cornice a tutta la narrazione.

Così conosciamo Olga di Carta, alter ego della giovane Papel, e ci appassioniamo alla sua straordinaria avventura. Un vero e proprio viaggio dell’eroe alla ricerca di un tesoro, sulla cui strada incontrerà alleati e ostacoli. Olga ha lasciato casa e affetti per mettersi sulle tracce della maga Ausonia, la sola che potrà trasformarla da bimba di carta in una bambina ‘normale’.

Ma cos’è poi questa normalità? Qualità (?) sopravvalutata per il giovane Melo, che osserva il mondo dall’alto della sua mongolfiera, perché:

“Siamo tutti diversi in questo mondo” disse Melo. Poi precisò: “Da vicino, perché da lontano, invece, siamo tutti uguali. Per questo io sto in aria”.

In fondo Olga non è molto diversa da tutti gli adolescenti del mondo, che cercano l’omologazione, o meglio l’accettazione, e un’imprecisata ‘normalità’, a cui la stessa Olga non sa dare bene i contorni. Olga pensa che la sua felicità potrà dipendere da questa trasformazione, fino all’epifanica presa di coscienza:

“Come suonava diverso detto in quel modo: unica al mondo. Lei si era sempre sentita diversa, strana, sbagliata, inadatta, brutta. Mai unica al mondo! Unica al mondo le piaceva”.

Un rinascita surreale e poetica, e lunga, quanto il suo viaggio, fitto di incontri rivelatori. Olga cresce e si trasforma grazie al confronto con persone spesso amiche ma anche qualche nemico, che trova sulla sua strada, esattamente come accade a ciascuno di noi lungo i percorsi delle nostre esistenze. Siano persone ricercate o incrociate per curiose quadrature del destino, ognuno di noi si costruisce la propria famiglia al di là di quella che ci è consegnata per genesi, una famiglia non meno preziosa, talvolta anche di più.

Così è per Olga Papel, e così accade ad Olga di Carta che conoscerà persone molto diverse tra loro: dal venditore di tracce – e chi non vorrebbe incontrarne uno, ogni tanto, a cui chiedere la direzione! – al coniglio traghettatore, fino al variopinto carrozzone del Miomagnifico Spettacolo guidato dal direttore Giubàt, che conta un orso ammaestrato, un omino a molla, la donna volante, i fratelli Qualamano, una lanciatrice di coltelli cieca, una scimmietta, cavalli vanitosi, magici cavalieri alati e ogni sorta di anima persa, e raccolta, proprio come Olga, lungo la via, perché,  come rammenta la giovane narratrice,

“Non tutto né tutti son sempre perduti”.

E non si è mai veramente soli, se si ha piena coscienza di quel dono che rende ognuno di noi un po’ speciale, che non ci abbandona mai, e su cui possiamo sempre fare affidamento: la nostra personalissima dote. “Qual è la nostra dote?” e’ la domanda che attraversa le pagine del romanzo. Quella di Olga Papel è evidente, quella di Olga di Carta si scoprirà poco alla volta. Ma è la domanda che anche il lettore si pone. Qual è la mia personalissima dote? Chi sono e cosa cerco? Se potessi chiedere ad una maga di esaudire un desiderio, quale sarebbe? Perché conoscere il proprio talento, e saperlo coltivare bene, può anche salvare la vita!

A questo punto, appare chiaro quale sia la dote (o almeno quella di cui di cui il lettore ha prova) dell’autrice Elisabetta Gnone, che con leggerezza e incanto racconta una storia sulla fragilità umana e sul valore dell’imperfezione, sull’amicizia e la fiducia, sulla ricerca di sé e sul coraggio di essere, prima di tutto, se stessi. E sul potere della parola e delle storie.

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