vi presento Achille Petrosi, Maestro di scacchi… in giallo!
(Paolo Fiorelli Pessima mossa, Maestro Petrosi)

9 luglio 2015

Paolo Fiorelli, Pessima mossa Maestro Petrosi (Sperling & Kupfer, 2015, € 17,90, pp. 312). Lo dico o non lo dico? Me lo chiedo da quando ho saputo che il 16 giugno sarebbe uscito il primo romanzo di Paolo Fiorelli, Pessima mossa, Maestro Petrosi: lo dico o non lo dico che siamo amici? In questo blog ho sempre seguito una regola, scrivere recensioni libere e al di sopra di ogni sospetto. Mia nonna, inflessibile donna lombarda convinta che elogiare parenti stretti e amici cari fosse peccato di vanità quanto parlar bene di sé, avrebbe sconsigliato di rendere a un amico il ‘cattivo servizio’ di una recensione sospettabile di parzialità. D’altra parte Pessima mossa, Maestro Petrosi è un gran bel giallo che merita di farsi strada fra i troppi libri in libreria, è una lettura piacevole e intelligente, e peccherei di omissione tacendone per eccesso di rigore. Dunque eccomi a dirne tutta la verità. La verità dal mio punto di vista, s’intende. Incluso quello che i tanti anni di amicizia con Paolo mi hanno lasciato leggere dietro e fra le righe.

Ambientata tra Urbavia, immaginaria cittadina del centro Italia che condensa Urbino e Pavia, i luoghi del cuore di Paolo Fiorelli, e Cannes (il torneo di scacchi finale si svolge su una nave al largo della città famosa per il festival del cinema, che Paolo conosce bene per via del suo lavoro a Tv Sorrisi e Canzoni), la storia è congegnata in modo perfetto. Achille Petrosi è Gran Maestro di scacchi nonché eterno fanciullo che la madre vorrebbe dedito a cose più serie («Sei sempre stato un figlio bislacco» gli dice senza mezzi termini). E in cose serie si trova coinvolto quando, a un torneo, l’avversario non si presenta perché è stato accoltellato. Petrosi, dotato di insaziabile curiosità (e di una deliziosa flemma di cui solo chi conosce Paolo Fiorelli sa identificare le origini!), si dà a un’indagine privata, e mentre il mistero avvince (lui e il lettore), le pieghe della sua vita si dipanano: il rapporto con il figlio, Maestro e rivale, la moglie che non c’è, il sentimento per Alexandra bella badante russa e appassionata giocatrice, l’amico Daxa fraterno e sarcastico…

Fin qui gli ingredienti di una ricetta tutto sommato semplice, se non ci fosse il contesto a renderli speciali: i circoli degli scacchi che si immaginano polverosi e antichi, ambienti soprattutto maschili in cui vigono leggi ferree e non scritte, veri e propri campi di battaglia dove tuttavia «non esiste il grido plateale alla conquista del punto. E neppure l’abbattersi sul ring dell’avversario sanguinante e gonfio di colpi, mentre il suo carnefice saltella con le braccia alzate. Solo un ultimo, disperato attimo di riflessione silenziosa; un rapido incrociarsi di sguardi; poi la mano del soccombente offre la stretta di rito, ed è finita».
Guerre senza sangue e con molta testa, uno sport (così gli scacchisti lo definiscono) che traccia un confine netto tra chi lo conosce e chi no. Per questo è bellissimo e sorprendente essere presi per mano ed entrare in un mondo altrimenti inaccessibile ai non adepti. Si scopre, come leggendo Open di Agassi, che non occorre praticare uno sport per amare un libro che ci è letteralmente ‘affondato’. Paolo Fiorelli (che, ça va sans dire, passa molti weekend fra tornei di scacchi con discreta fortuna!) riesce a tenersi stretto il pubblico tutto intero: i neofiti restano catturati da un mondo nuovo mentre gli scacchisti godono delle citazioni di partite famose e delle allusioni, fra le righe, a grandi giocatori della storia. Anche chi cerca il giallo lo gode nella sua forma più classica, gli elementi sono tutti lì, se si sa decifrarli!

Ma è Achille Petrosi la vera forza del romanzo. Senza cedere al gioco vano di cercare lo scrittore nel protagonista, devo però dire che Petrosi è (come Paolo!) il tipo che sarebbe piacevole invitare a cena; è quel genere di personaggio che ‘esce dal romanzo’ e sembra di poterlo incontrare per strada. Petrosi è un timido che (come tutti i timidi) sa essere forte, ama riflettere più che agire, è nato giocando in difesa prima di capire che la vita consiglia l’attacco; il pudore gli impedisce di condividere fino in fondo ciò che si porta dentro, eppure la sua storia si rivela sulla scacchiera, nel silenzio quasi eterno fra una mossa e l’altra; ma anche nell’ironia sorniona che corre tra le pagine, nel suo agire pacato eppure determinato, nel suo contemplare e innamorarsi con un romanticismo assoluto, d’altri mondi…
Conosco, di Paolo, i sei anni passati a strappare il tempo a una vita pienissima di lavoro, famiglia e passioni per poter scrivere questo romanzo; conosco la tenacia con cui ha voluto arrivare in fondo per raccontare il mondo degli scacchi con i suoi circoli quasi simili a sette, un mondo che i romanzi spesso usano come metafora e che a Paolo, invece, interessava raccontare nel suo aspetto reale.


Di Paolo conosco il sense of humour e l’arguzia (certe risate, a cena con lui…!), le poche parole messe a segno nel modo giusto che – a pensarci – è proprio quello che si può dire della sua scrittura. Conosco la calma, il camminare per ore lento e meditabondo – come altro immaginare un giocatore di scacchi? – da sempre oggetto di scherzo fra amici, ma di cui ora mi è chiaro il senso: chi va piano arriva lontano quanto vuole. Ed è quello che auguro a Pessima mossa, Maestro Petrosi e a Paolo Fiorelli.
Oggi, tra l’altro, è il suo compleanno… :-)

Scritto da: Francesca Magni

P.S. Su CasaFacile di luglio, gli oggetti-arredo che ricostruiscono l’ambiente scacchistico di Pessima mossa, Maestro Petrosi

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(Paolo Fiorelli Pessima mossa, Maestro Petrosi)”


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