il cielo di Londra nel nuovo romanzo di Luca Bianchini, Dimmi che credi al destino

14 luglio 2015
Scritto da: Bernardina Moriconi

Luca Bianchini, Dimmi che credi al destino (Mondadori, 2015, € 17, pp. 264). Se pensate di immergervi nuovamente nelle atmosfere aspre assolate e salmastre della costa pugliese di Polignano a Mare e delle vicende intrecciate dei due nuclei familiari di Ninella e don Mimì potreste
rimanere inizialmente delusi (ma  non preoccupatevi: in compenso è in lavorazione il film tratto da Io che amo solo te). Col nuovo romanzo, Dimmi che credi al destino, Luca Bianchini trasporta i lettori 
nelle brume di Londra, precisamente nella zona di Hampstead, dove sorge una piccola e accogliente libreria italiana destinata a diventare il cuore pulsante di questa nuova avventura letteraria. Cambiano dunque location e personaggi, si conferma invece la capacità dell’autore di creare storie accattivanti e godibilissime, che pur se nella forma della leggerezza toccano anche tematiche serie  e “toste”:  in questo caso, quella 
della scoperta e della non facile accettazione della propria omosessualità  e quello del lungo cammino di riscatto e rinascita dopo la discesa agli inferi nel regno oscuro della dipendenza dalle droghe.

La protagonista è Ornella, una ultracinquantenne dal cuore e dai modi da adolescente insicura, di origine veronese ma perfettamente integrata nella pallida Albione: come unico amico, un anziano e compassato gentleman, Mr. George, con cui inizialmente condivide una panchina del parco, poi affetti e confidenze. Ed è appunto Ornella a gestire la libreria dove due pesci rossi fanno bella mostra di sé  vicino alla cassa che ormai da tempo batte pochi incassi. Il negozio infatti versa in cattive acque e il proprietario minaccia 
chiusura per trasformare il locare in un più redditizio ristorante turco. Non è solo a rischio il posto di lavoro, nella libreria Ornella e la sua dipendente Clara hanno investito sogni, aspirazioni delusioni da riscattare: è il locus amoenus di due anime solitarie, un po’ perse e spesso anche in conflitto tra loro: Ornella va avanti ad ansiolitci, Clara, diffidente e solitaria, si inventa la presenza di un gatto a casa che la condiziona non poco nei movimenti, forse per dare un qualche senso a una esistenza alquanto scialba.

Ma quel destino presente nel titolo si mostra abile a rimescolare le carte. Sta di fatto che in breve tempo la libreria italiana diviene il centro di raccolta di una piccola ma affiatata comunità di personaggi diversissimi e ognuno con un retaggio personale e a volte scomodo di esperienze e col desiderio di mettersi o rimettersi in gioco. La prima ad accorrere, col suo bagaglio di scarpe e di idee, alla disperata richiesta d’aiuto della protagonista è “la Patty”, l’amica di sempre che vive in Italia dove fa l’editor a tempo perso, ma intanto anela a una probabile eredità che potrebbe cambiarle la vita. C’è poi Diego, un giovane esuberante napoletano, impiegato part time come ragazzo di bottega nel vicino negozio di barbiere, che diventa poi il nuovo assunto da Ornella riuscendo con le sue idee vulcaniche a rivoluzionare la metodica vita della libreria. E, via via, una serie di personaggi originali e multietnici coloreranno di fiori e colori l’interno dell’italica bottega libraria E quando si pensa di essere ormai fuori tempo massimo, persino l’amore può tornare a fare capolino assumendo le sembianze di un vicino di casa che osserva da tempo e a distanza l’insicura Ornella, la quale ha alle spalle una traumatica esperienza sentimentale da recidere in modo definitivo e doloroso.

La solitudine, sembra indicarci Bianchini, molte volte è il prodotto di una nostra scelta affrettata o di comodo per sottrarci alla vita che, pur con i suoi inevitabili alti e bassi, merita comunque di essere assaporata fino in fondo. In questo sua ultima prova narrativa, lo scrittore, nei modi garbati e ironici che gli sono congeniali, sembra interrogarsi anche sul ruolo che nelle nostre esistenze gioca il destino, cui forse è salutare ogni tanto abbandonarsi, magari per riscoprire la parte fanciulla e spensierata che è in noi: quella capace di rimanere ancora incantata davanti alla visione di un volo multicolore di aquiloni che illuminano il plumbeo cielo di Londra.

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