al Premio Scerbanenco io voto
Giovanni Ricciardi, Il dono delle lacrime

23 novembre 2014


Scopro che Il dono delle lacrime di Giovanni Ricciardi (Fazi, 2014, pp. 188, € 12,90) è candidato al premio Scerbanenco, lo Strega del giallo, per intenderci. Sono felice di dare il mio voto [se volete farlo anche voi – una giuria popolare concorre alla selezione dei 5 finalisti su 25 candidati – avete tempo fino alla mezzanotte del 28 novembre, basta registrarsi qui: richiede un paio di passaggi e un numero di carta d’identità, ma è facile e senza intoppi]. Ma mi accorgo con dispiacere che tra le tante recensioni rimaste nel cassetto c’è proprio questa…

Ogni libro di Giovanni Ricciardi ti fa partire per Roma. Con le storie del suo commissario Ottavio Ponzetti ti ritrovi nella capitale, e non in un momento qualunque ma sempre in uno speciale: ne Il dono delle lacrime sono i giorni che corrono fra il papato di Benedetto XVI e l’elezione di Papa Francesco, un tempo sospeso in cui la capitale è in attesa che si riempia il soglio di Pietro ma anche il Palazzo del Quirinale, un anfratto temporale in cui tutto può accadere, pure che il commissario Ponzetti sia chiamato segretamente in Vaticano per indagare sulla morte di un prete nella cui chiesa da qualche tempo pare che una Madonna abbia cominciato a lacrimare…
Ponzetti, uomo senza troppi colori eppure intensamente vivo, indaga alla sua maniera, lento e sempre in cerca di un senso nascosto fra le pieghe delle parole, che siano quelle in romanesco del fido Iannotta o dotti versi in latino; è il tipo che trova il bandolo del mistero partendo da una frase apparentemente irrelata, magari della moglie o di una delle amate figlie o di quel bischero del genero, lo spagnolo Jorge…

Ciò che amo di più di Ponzetti è questa capacità di cogliere segni. Di essere un commissario ‘analogico’, che usa il solo strumento che non verrà mai sostituito da nulla di migliore: il ragionamento.
Ne Il dono delle lacrime, la quinta indagine del commissario dei Parioli, il giallo approda a una storia d’amore proibita e d’altri tempi che aggiunge alla trama un che di commovente e universale. C’è qualcosa di intimo che vibra, specie nelle ultime pagine; e non è solo Ponzetti. Senti l’autore, senti che emozioni vissute sostanziano la vicenda di fantasia. E come la Roma di questi romanzi ti fa dire “potevo essere lì anch’io”, sai che il commissario Ponzetti – di certo le emozioni che lo animano – lì ci abitano davvero.

Scritto da: Francesca Magni

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