filosofia della macchia sul pavimento
(Will Wiles Istruzioni per la manutenzione del parquet)

6 agosto 2013

Will Wiles Istruzioni per la manutenzione del parquet (Neri Pozza, 2013, traduzione di Simona Fefè, € 16,50, pp. 287). Era un po’ che non mi succedeva. Trovare un libro con la tecnica del rabdomante. Presa da agostana disperazione e in cerca di qualcosa di buono per la rubrica sul giornale, fronteggio una pigna alle spalle della scrivania. Quanto tempo richiede un libro per capire se valga la pena leggerlo? Mi abbandono all’istinto. Parquet nel titolo è originale, aggancia la mia passione al limite della mania per l’interior design. Leggo le prime righe. «La gente ha paura di volare. Non ho mai capito perché. È un’esperienza unica; sì, anche quando ti toccano tre ore fermo sul sedile da crampi muscolari di un low-cost senza parti. Sei comunque in aria. Sei in Alto. Sei al di fuori dell’ordinario. […] Non c’è epoca migliore in cui vivere, e non solo grazie alla penicillina, allo sciacquone e al riscaldamento centralizzato: questa è l’epoca in cui puoi contemplare le nuvole dall’alto».

È il libro per me. Alla lista delle cose per cui sono grata di vivere in questo secolo aggiungo internet. E non ho paura di volare.
Il protagonista, giovane scrittore londinese in crisi creativa, accetta la richiesta di Oskar, vecchio amico e compositore, di occuparsi dell’appartamento nella sua città, nell’Est Europa, mentre lui è costretto a recarsi a Los Angeles per trattare il divorzio con la ex moglie. Nell’abitazione, che si mostra subito fuori dal comune per la cura dei dettagli, l’ordine e il lindore del pavimento in legno chiaro, l’inquilino temporaneo trova due gatti, una domestica e i bigliettini dettagliatissimi che Oskar ha scritto affinché nulla sia lasciato al caso. A quella casa, è chiaro, tiene in modo spropositato.
Custodire un bell’appartamento per conto di un amico sembra un gioco da ragazzi, ma presto si trasforma in una (dis)avventura raccontata con uno sguardo così pignolo sulle cose da risultare esilarante. A un certo punto (e in più punti) si ride a crepapelle per l’assurdità delle situazioni che si creano. Perché, inutile dirlo, se il padrone di casa tiene maniacalmente al parquet chiaro, è su quello che si accanirà la sorte “murphiana” delle macchie…
Quello che doveva filare come l’olio innesca una spirale di pasticci che si susseguono vorticosamente. Siamo al limite del surreale, ma ognuno di noi sa che cose del genere possono accadere eccome. E se accadono, in genere è per effetto paradosso, è per l’ossessione che in tanti ci portiamo dentro per la perfezione.
Quante volte abbiamo pensato che vivere in un posto migliore ci avrebbe resi migliori? Che a un appartamento pulito e ordinato sarebbe corrisposto un nuovo riassetto interiore? Che la casa, dominata dal gusto, dall’attenzione per i particolari, dalla bellezza del design, avrebbe riverberato su noi la sua grazia pacifica?
Ma la perfezione è impossibile, ed è inevitabile che i parquet si danneggino. Perseguirla non è solo vano: porta dritti alla catastrofe, come racconta il rocambolesco finale a sorpresa, indecifrabile fino all’ultima riga, e… perfetto – e con questo intendo solo dire che ci ha fatto capire qualcosa di importante.

Will Wiles ha 35 anni anni, è nato in India, lavora a Londra come giornalista e questo è il suo romanzo d’esordio: scrive in modo vagamente barocco ma mai stucchevole e impregnato di un’ironia veramente gustosa. Ho finito di leggerlo alle due di notte, nel letto mio marito dormiva, ignaro del materasso che sussultava per le risate, impossibili da soffocare.

Scritto da: Francesca Magni

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