la rivincita delle ragazze sveglie
(Amélie Nothomb Barbablù)

25 febbraio 2013

Amélie Nothomb Barbablù (Voland, 2013, traduzione di Monica Capuani, € 14,00, pp. 112). Ed eccola puntuale. Amélie Nothomb. Strega visionaria. Dark lady del romanzo breve. Maestra di trame estreme. Eccessiva sempre. Però, certo, l’idea di una ragazza che sfida (e batte) Barbablù è troppo attuale e foriera di speranze, per essere catalogata solo come fantasioso divertissement. In questo romanzo (il suo 20°) la Nothomb racconta la bizzarra storia di un sedicente nobile sofisticato e molto ricco che si è ritirato a vivere in un lussuoso palazzo parigino di cui affitta una stanza a ragazze, scopo compagnia. No, non cerca sesso. Cerca amore. E puntualmente delle sue inquiline di innamora. Ma, come vuole la favola, nessuna di loro riesce a stare al patto che lui impone. E il peggio si verifica puntuale per la poveretta che lo infrange. Tranne che con l’ultima, Saturnine. E qui vorrei dire tre cose.

1_ Il coraggio di una ragazza sveglia e senza paura che sfida il mostro facendo finta che non sia un mostro è certo una suggestione da raccogliere in tempi di emergenza omicidi di donne; ma è anche l’invito a uno stile che smonti il mostro trattandolo come se fosse normale, togliendogli la patente di mostro, che è essa stessa un’arma.

2_ È bellissimo il passaggio in cui Saturnine riceve da don Elemirio/Barbablù la gonna color giallo e oro e sente incrinarsi la propria certezza di non amarlo per niente: il sentimento di lui cerca di infilarlesi nel cuore per contagio, attraverso la seduzione della seta e del velluto. Quante volte abbiamo pensato di provare un friccico di cuore per chi ci desiderava, senza considerare se si trattasse solo di un riflesso, non di raggio di sole primigenio? E quante volte fra quelle il riflesso proveniva da un Barbablù? Amélie Nothomb riesce a far capire certe cose senza manco dirle.

3_ C’è una ragione non secondaria rispetto alle due precendenti (e alla raffinatezza dei dialoghi) per leggere questo libro. Il finale. Quello che vorremmo per tutte le fidanzate di tutti i barbablù.

Scritto da: Francesca Magni

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(Amélie Nothomb Barbablù)”


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