una madre, una figlia e una rinascita
(Banana Yoshimoto Moshi moshi)

9 luglio 2012

Banana Yoshimoto Moshi moshi (Feltrinelli, 2012, € 13,00, pp. 206). Che bella la scrittura della Yoshimoto! Asciutta e insieme poetica, con dialoghi così diversi da quelli occidentali. Adoro la scrittrice giapponese e questo ultimo romanzo, il cui titolo è l’espressione che si usa per dire “pronto” al telefono, è una perla. È la storia di una madre e una figlia che perdono il marito e padre, trovato morto in un doppio suicidio, con un’altra donna. Lo shock è terribile, anche perché alla morte si accompagna la scoperta che l’uomo aveva un’altra donna.

La figlia, Yoshie, si trasferisce dal raffinato quartiere di Meguro a Shimokitazawa, un dedalo di stradine in cui Tokyo non sembra la metropoli del futuro, ma un luogo alternativo di negozietti e ristoranti. Yoshie ha bisogno di sentirsi indipendente, trova un lavoro, paga l’affitto. Ma un giorno sua madre le bussa alla porta: vuole stare con lei. Yoshie prova a difendersi, ma la madre è risoluta (bellissimo il loro dialogo). Così comincia il cammino della loro rinascita dopo il lutto. La loro storia si intreccia a quella del quartiere e l’eleborazione del dolore, che all’inizio sembra impossibile, finisce per regalare anche qualche insperato momento di leggerezza. Questo vale in genere per chi affronta lo strazio di una perdita, ma anche per ogni impresa complessa. E c’è una frase, nella prima pagina, che sembra riassumere il senso di tutto: «Partiamo sempre dal torbido, quando cominciamo qualcosa di nuovo. Poi però arriva il momento in cui tutto inizia a scorrere limpido, e in tranquillità prende a seguire il suo corso naturale».

Scritto da: Francesca Magni

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(Banana Yoshimoto Moshi moshi)”


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