Tel Aviv anni ’50: la convalescenza di un popolo (Lizzie Doron Salta, corri, canta!)

25 marzo 2012

Lizzie Doron, Salta, corri, canta! (Giuntina €15,00, pp. 169). Il racconto di Lizzie Doron salta di continuo avanti e indietro nel tempo. Dall’oggi agli anni Cinquanta, l’epoca in cui Aliza, la protagonista (e Lizzie stessa) era bambina a Tel Aviv, figlia di reduci dei campi di concentramento. Aliza passa l’infanzia tormentata da un’ossessione: che fine ha fatto suo padre? Tutti i bambini della scuola e i loro genitori sanno quanto sarebbe importante per lei scoprirlo, ma sua madre le nega la verità. Così il libro è la storia di un segreto ingiusto e troppo ben custodito, e Aliza è una detective dei sentimenti con la quale ci si identifica immediatamente fino a sentire il suo disorientamento e la sua rabbia. Ci si chiede di continuo cosa alberghi nella testa di quella madre, quanta sofferenza possa averle distorto il pensiero al punto da spingerla a negare la verità alla figlia. E già questo è un bell’esercizio di immedesimazione nelle tragedie altrui.

A quella di Aliza, poi, si intrecciano le storie delle sue compagne di giochi e di altre famiglie egualmente segnate dalla sofferenza in quegli anni che potremmo definire di convalescenza collettiva di un popolo: ogni famiglia, nel romanzo, è infelice a suo modo. Nel complesso non è un libro triste, anche se tocca corde dolorose, e a tratti commuove. Lizzie Doron ha una bella scrittura e una vita intensa che le permette di saper raccontare.

Scritto da: Francesca Magni

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