Tracy Chevalier La ragazza con l’orecchino di perla

8 settembre 2011
Scritto da: Susy

La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier (Neri Pozza, € 15,00) potrebbe essere il secondo titolo del più noto quadro “Ragazza con turbante” del pittore olandese Johannes Vermeer ed in effetti il libro racconta proprio la storia di questo dipinto. È ambientato nell’Olanda del Seicento e racconta la storia di Griet, sedicenne figlia di un decoratore di piastrelle,  il quale, dopo un incidente di lavoro che gli costa la vista, si vede costretto, per contribuire al bilancio famigliare, a mandare la giovane figlia  a lavorare come domestica nelle casa del pittore Vermeer. Il distacco dalla famiglia non è affatto semplice per Griet, tanto più che non le viene riservata un’accoglienza calorosa in casa Vermeer. Inizialmente la diffidenza e la gelosia della serva “storica di casa”, Tanneke, che vede usurpato il suo ruolo, e che per questo motivo le affida i compiti più duri ed ingrati. Dall’altra la gelosia della moglie del pittore Catharina, una donna insicura, gelosa, nervosa, perennemente incinta, e con nessuna attitudine artistica. E i dispetti delle figlie di Catharina e Johannes che si divertono a farle tanti piccoli e a volte crudeli dispetti. Vermeer resta subito colpito da questa giovinetta il giorno stesso in cui si reca a casa della famiglia di Griet con la moglie Catharina per conoscerla. Griet in quel momento sta tritando le verdure per la minestra e le sistema ordinatamente per tonalità di colore, come componesse una tavolozza. Il pittore resta subito colpito dall’intensità dello sguardo della ragazza, da artista quale è, nota una luce particolare. Dall’altra parte, anche Griet resta colpita dall’uomo che le si presenta di fronte: “L’uomo mi osservava. Gli occhi grigi come il mare. Aveva un volto lungo e spigoloso, un’espressione ferma, in contrasto con quella della moglie, che guizzava come la fiammella di una candela. Non aveva né barba né baffi, il che mi piaceva perché gli dava un aspetto lindo. (…) Portava il cappello calcato sui capelli, che erano rossi come i mattoni bagnati alla pioggia”.
Ne nasce un rapporto tra Vermeer e Griet  che sfocia in un sentimento mai espresso o dichiarato esplicitamente ma suggerito  dalle suggestive ambientazioni, dall’intenso scambio di sguardi, dalle sfumature.
Inizialmente a Griet viene affidata la pulizia dell’atelier del pittore: l’ordine tassativo è di lasciare ogni oggetto nel posto esatto in cui si trova. Griet dimostra una grande abilità  in questo, escogita un metodo: “Misuravo la posizione di ognuno in rapporto agli altri e allo spazio che li divideva”.
Il pittore resta colpito dalla cura e l’attenzione della giovane domestica e ne fa, all’insaputa della moglie e della suocera, la sua aiutante. Permette a Griet di occuparsi della preparazione dei colori, la interroga, chiede il  suo parere sul suo lavoro, le insegna cose di cui Griet, analfabeta, non aveva mai sentito parlare.
Per Griet si apre un mondo completamente nuovo e fantastico. Griet è  affascinata dal lavoro del suo padrone e non ultimo dal fascino dell’uomo. I
Un giorno Vermeer sorprenderà Griet mentre sta pulendo le finestre delll’atelier. Griet lo sente entrare, si gira a guardarlo da sopra la spalla sinistra ed in quel momento, complice la luce che filtra da una finestra, in quel preciso momento, nasce il quadro.
Griet, all’insaputa di tutti in casa, diventerà la modella di Vermeer. E la farà  posare indossando gli orecchini di perla della moglie.
Gli orecchini di perla faranno precipitare la situazione in casa Vermeer e cambieranno la vita di Griet.
Un bel libro. Una storia a tratti romantica, pervasa dall’amore per l’arte, commuove l’ innocenza di Griet e nel contempo la passione che la spinge a sfidare la morale del tempo posando per un ritratto che è divenuto famoso nei secoli proprio per le labbra sensualmente dischiuse e quello sguardo enigmatico.
Ne è stato tratto un bellissimo film tra l’altro, a mio avviso, mirabilmente interpretato da Scarlett Johansson nel ruolo di Griet, ma leggere il libro è tutta un’altra emozione.

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