la felicità della bicicletta (diario di un viaggio)

4 settembre 2011

Te ne rendi conto quando arriva il momento di lasciarla: la bicicletta è un pezzo della tua libertà. Moltiplica la forza dei muscoli e consente il lusso di una velocità non motorizzata. È uno strumento naturale. È come cosa viva. Le borse sul portapacchi fanno parte dell’incanto: contengono il necessario. Una particella dell’abituale, un fondo di bottiglia nel mare del superfluo. Nonostante sia fine estate non serve granché, pantaloncini imbottiti per pedalare, tre magliette, una felpa pesante per la sera, un impermeabile. Il bucato steso sulla bici, la stessa t-shirt che torna come una seconda pelle, poi è l’aria a vestirti, il colore dei campi di soia e cavoli, il cappotto del granturco altissimo, le foglie di vite larghe e morbide, i meli carichi di frutti rossi. Eccoci di nuovo a pedalare lungo il Donau, il Danubio. Stavolta da Linz a Tulln, in uno scorcio di fine estate insperatamente azzurro.

28 agosto 2011, Linz-Sankt Florian-Mauthausen 48.5 km

Partiamo da Linz in un mattino di sole, la ciclabile corre sulla riva sinistra e attraversa un parco, il polmone verde di questa città, che concentra il più delle industrie d’Austria. Fontanella per le borracce, la corrente del Danubio dà ritmo sostenuto alle gambe fresche e ansiose di andare. Poco prima di Enns una diga fa da ponte e ci sposta sulla riva destra dove prendiamo per Sankt Florian, piccolo borgo colorato – come tutti, da queste parti – dedicato al martire che per non rinnegare la sua fede finì annegato nel Danubio con una macina al collo. Era l’epoca di Diocleziano e Florian si conquistò un posto fra i santi come protettore dei vigili del fuoco, e molte cappelle lungo la via che lo raffigurano troneggiante su una casa in fiamme. Un’abbazia arroccata sul cocuzzolo della collina regala una bella vista da fuori (per l’interno solo lunghe visite guidate a cui rinunciamo). Il paesaggio è dolce, il mais altissimo, il profumo del bosco più intenso nel pomeriggio, quando ci torniamo diretti a Mauthausen. È l’ultimo traghettino di legno a portarci sull’altra riva, la sinistra, in quell’ora in cui la luce è perfetta per le foto e dà alle cose un tono caldo che l’alba non conosce. A 48 chilometri dalla nostra partenza, Mauthausen è una fila di casette colorate lungo il fiume, bellissima da vedere, terribile da pronunciare.

29 agosto 2011, Mauthausen-Grein 40 km

La visita del lager prende la mattina successiva per parte del gruppo, io ci sono già stata, resto a raccontare ai bambini quel tanto, della storia, che sono in grado di sostenere. Seduti accanto alla chiesa arroccata con vista sul Danubio, la loro fame di sapere è avida quanto quella di pedalare. Dopo racconti e pensieri si rimonta in bici. Questo secondo giorno corriamo verso Grein. Ad Au la ciclabile si accosta al fiume in un tratto che ricordo bellissimo (lo abbiamo fatto l’anno scorso) e che l’anno prossimo sarà perfetto grazie a imponenti lavori per sollevare la pista su un argine; a noi tocca una umleitung, lunga deviazione nei campi, per niente spiacevole: mi colpisce sempre la perfezione delle casette di campagna, il numero moderato, l’assenza di capannoni, il cemento risparmiato dove da noi è abusato. Una signora dipinge i serramenti delle finestre usando il trattore come scala. Quando un cartello indica Badesee, i bambini si esaltano: il lago balneabile di Mitterkirchen è circondato da prato inglese, spiaggetta bianca, ci sono trampolino e piattaforma, l’acqua è torbida ma non fredda, ci spogliamo nelle cabine di legno e nuotiamo tutti insieme. I bambini giocano con la sabbia felici che il viaggio abbia preso una piega balneare. Ripartiamo attraversando piccoli gruppi di case, da una finestra un pappagallo ci sente parlare e ripete “burrocacao”; l’aria ci screpola le labbra, ma i muscoli restano caldi e la sella non dà troppo fastidio. Vorremmo oltrepassare Grein, con 40 km nei polpacci non sono ci hanno fiaccato e il movimento continua a tentarci, ma è necessario attraversare il fiume, la ciclabile è sulla riva destra (a sinistra corre lungo una strada trafficata) e alle sette non ci sono più battellini. Troviamo da dormire in cima alla collina in un buffo albergo pieno di animali, capre, lama, piccoli bufali, la vista è bella, un pullmino carica noi e le bici, cena austriaca, solite wiener schnizel, medaglioni di maiale, knodel e birra. Mi piace la Radler, quella del ciclista allungata con limone; la inventò un oste di Monaco negli anni Quaranta per dissetare un gruppo di pedalatori che lo aveva sorpreso a corto di birra.

30 agosto 2011, Grein-Spitz 70.5 km

Oggi l’obiettivo è distante: Spitz, il punto da cui abbiamo programmato di partire per il giro della regione del Wachau, è lontano, ma nessuno si perde d’animo e la giornata intensa risulta anche piacevole. È nuvolo ma scampiamo la pioggia e guadagniamo Ybbs e Melk in tempi brevi; chi non l’ha ancora vista, visita l’abbazia che dallo scorso anno ricordo bella soprattutto per la biblioteca, la terrazza panoramica sul Danubio e i giardini con il villino affrescato a originali disegni di animali fantastici. Il tratto che separa Melk da Spitz comincia con una dura salita per scollinare la città e comprende tratti in cui le bici corrono su un marciapiede accanto alla strada, pericolosi per i bambini e ansiogeni per i genitori. Ma quando la pista si rialza sulla pendice della collina pedalare diventa più gradevole, si attraversano frutteti, mele, pere, prugne, piccoli borghi con castelli antichissimi, Groisbach, Willendorf famoso per la Venere omonima, prima statuetta antropomorfa regalataci dalla preistoria, 20.000 anni fa. Spitz è carina, posata sulle colline d’uva; la casa privata in cui scegliamo di dormire ci costringe a un’ultima salita ripagata da angoli pittoreschi e da un ottimo ristorante, un po’ meno dall’arcigna padrona di casa da cui non riceviamo nemmeno un sorriso. Però le stanze sono comode, la doccia confortevole, il vicino ristorante davvero ottimo, il mio letto sotto una finestra nel tetto da cui entra un mare di stelle, presagio di bel tempo. E il mattino successivo si apre con una buona colazione nella cucina di questa casa austriaca, dove assaggiamo un’ottima marillen marmelade fatta con le albicocche della zona.

31 agosto 2011, Spitz-Krems con giro del Wachau 44 km

Con i 70 km di ieri nei polpacci oggi ci regaliamo una giornata più tranquilla. Seguendo il consiglio di un’agenzia di viaggio trovata sul web, ci imbarchiamo per Krems; le rive si godono meglio dal fiume, la nave è lussuosa, scivola senza fatica sulla corrente rapida, sulla riva sinistra borghi pittoreschi come Dürnstein con le rovine della rocca in cui fu prigioniero Riccardo cuor di Leone, e l’abbazia azzurra col campanile a cipolla, i vigneti regolari, meno belli dei nostri ma caratterisici, e gli albicocchi che producono il frutto tipico di questa terra, le marille, da cui marmellata, liquore, succhi e strüdel. Deve essere bellissimo passare di qui nella stagione in cui punteggiano gli alberi di arancio. In un’ora di navigazione arriviamo a Krems e lungo la riva sinistra scendiamo verso Spitz attraversando i borghi che abbiamo visto scorrere dalla nave; la vite è ovunque, la usano anche come decoro per le case guidandola da terra alle finestre come un festone. A Dürnstein assaggiamo uno strüdel con topfen (ricotta) e marillen (albicocche); a Weissenkirchen assaggiamo lo sturm (mosto), una specie di moscato fresco e piacevole; a Joching ci incantiamo davanti a una fila di nidi di rondine da cui sporgono testoline bianche e nere in attesa della mamma col pranzo; a Sankt Michael curiosiamo nella chiesa che ha un cimitero pieno di fiori e una cappella costruita da Carlo Magno nell’800: il buco della serratura rivela un altare coperto di teschi che danno un brivido di euforia ai bambini. A Spitz attraversiamo il Danubio su un traghetto-piattaforma legato a un filo: la riva destra offre spiaggetta pic nic e relax prima di continuare il secondo lato dell’anello. In piccoli lidi come questo gli austriaci fanno il bagno nel Danubio, i nostri figli si limitano a qualche gioco nel prato e poi via nei boschi verso Krems. Il capoluogo del Wachau, la regione austriaca del vino, è abbastanza grande da avere l’università, un centro con negozi e palazzi antichissimi dai tipici decori di panna montata.

1 settembre 2011, Krems-Tulln 54 km

Abbiamo deciso che questa sarà l’ultima giornata di bicicletta. Da Tulln a Vienna restano 36 chilometri, le guide li descrivono come i meno pittoreschi, a tratti la pista coincide con la strada. E se i bambini non pongono limiti nelle distanze (resistono con energia), ci preoccupa la loro stabilità su percorsi trafficati di auto. Krems ha proporzioni da città e ci tende qualche trappola, manchiamo il lungo ponte che doveva portarci sulla riva destra ma ne troviamo un altro dopo chilometri di strada fra verde e qualche ciminiera: qui c’è l’unica centrale nucleare dell’Austria, mai entrata in funzione per vittoria ambientalista. Anche dove compaiono segni di industria la natura si insinua con forza, la vincitrice è lei, le rive del Danubio sono regno di papere, cigni, scoiattoli, e mai, davvero mai, costruite. Qualche chilometro dopo Krems il fiume si rilassa, sarà la forma del letto, sarà qualche cambiamento a noi invisibile, percepiamo solo la corrente quasi immobile dopo la corsa impetuosa che ci ha accompagnati nei giorni scorsi. Questo rallentare del Donau somiglia al mio: vorrei calmare il tempo che scivola via, avere spazio e strada da percorrere ancora, freno la pedalata, assaporo il gesto, il manubrio sotto le mani, l’aria su di me. Centellino il piacere come le ultime pagine di un romanzo amato. Tulln ci accoglie con un tratto di ciclabile sull’argine rialzato, nubi temporalesche (la nostra prima e ultima pioggia), la statura di Egon Schiele che qui è nato, una curiosa fontana dedicata ai Nibelunghi. È a Tulln che passeremo le ultime due notti, domani gita a Vienna: a piedi. Difficile spiegare, a chi non l’ha mai provata, la nostalgia della bicicletta.

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