a caccia di “libri wow”
(Frank Tashlin L’orso che non lo era)

9 settembre 2011

Ogni tanto la mia ossessione per le classificazioni mi dice che dovrei riservare uno spazio della libreria ai “libri wow” (o uau, per dirla all’italiana), che è come li chiama la mamma australiana di un amico di mio figlio, una definizione che nella nostra lingua non ha eguali e che riprendo per la sua efficacia naïf. Sono libri di solito di piccole dimensioni e con poche parole, spesso illustrati, il più delle volte inclassificabili secondo i generi tradizionali, che leggi d’un fiato appollaiato nell’angolo di una libreria perché le poltrone, se ci sono, non sono mai libere: lo leggi e alla fine sorridi da solo, così, appoggiato allo stipite del reparto “esoterismo” dove ti eri rifugiato perché lì, di solito, c’è meno gente. Sono libri che hanno l’effetto di certe canzoni, generano uno stato emotivo lieto a prescindere dal tuo contesto. Perché riesco a dire qualcosa di piccolo ma di universale che ti fa sentire meno piccolo, nell’universo. L’ultimo che mi è capitato è di Frank Tashlin L’orso che non lo era (Donzelli, 2011, € 12,50, pp. 56). La storia è questa. Uscendo dalla tana dopo il letargo, un orso si ritrova dentro una fabbrica… E mentre si aggira sperduto e stupefatto, quelli che lo incontrano lo apostrofano: «Torna al lavoro!». «Ma io sono un orso», fa notare lui. E quelli: «Tu non sei un orso. Sei solo un babbeo con il cappotto di pelliccia e la barba da tagliare». La scena si ripete più e più volte e l’orso, be’, un po’ si convince di essere un babbeo con il cappotto di pelliccia e la barba da tagliare. Non vi dico altro, ma l’avrete capito di cosa parla: chi siamo davvero, lo sappiamo solo noi. Nessuno ha il diritto di dubitare. E noi abbiamo il dovere di continuare a esserlo, anche in posti come la fabbrica in cui è finito l’orso, che non a caso ricorda certe scene di Chaplin in Tempi moderni…

Sono rari, i libri wow, non escudo un giorno di riuscire ametterli in  un angolo riservato, sottraendoli al fatale parcheggio in doppia fila. Se ne avete da segnalare, li aggiungo alla raccolta.

Scritto da: Francesca Magni

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