Danubio by bike (2010)

30 maggio 2011
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Il giorno che i miei figli hanno pedalato per 20 chilometri senza lamentarsi ho capito che erano pronti per una vacanza in bicicletta. Estate 2010, scegliamo un percorso facile, la ciclabile del Danubio da Passau a Vienna, qualcuno la fa persino coi bimbi nel carrellino a rimorchio. Partiamo in  quattro adulti e quattro bambini fra 6 e 8 anni. La prima tappa è Internet. Digito “Passau” e “fahrradverleih”, noleggio bici in tedesco; prenoto on line quelle per noi grandi e le borse da attaccare alla ruota posteriore. Pago con bonifico e passo all’attrezzatura. Si può fare a meno di tutto, ma non di pantaloncini imbottiti, guanti, casco e k-way. Per il resto bastano tre magliette, tre cambi di biancheria, un pantalone e un pile da montagna, per le sere lungo il fiume.
Carichiamo in auto il bagaglio minimo e le biciclette dei bambini e arriviamo a Passau dopo 11 ore di autostrada e molti temporali: errore da non ripetere, l’auto è inutile, il noleggio Bikehaus è alla stazione e ci sono cassette di sicurezza dove avremmo potuto lasciare le borse, dopo aver trasferito i vestiti in quelle delle bici. La prossima volta verremo in treno, più ecologico, più rilassante, e puntuale perché tedesco. Passau è in Germania, al confine con l’Austria e all’incrocio di tre fiumi, l’Inn, l’Ilz e il Danubio su cui si affaccia il municipio che segna i record delle piene. Una foto ricordo sotto la tacca a cui è arrivata l’acqua nel 2005, ben sopra le nostre teste, e ci chiediamo quanto impiegherà il fiume a esondare: il cielo è burrascoso e il meteo qui dà spesso pioggia. Passau ha un centro storico delizioso, lo giriamo in un paio d’ore prima di dormire nell’unico B&B prenotato in questo viaggio. Da domani cercheremo le zimmer per strada, quando le gambe saranno stanche.
La ciclabile corre a nord e a sud del Danubio, una cartina indica i punti per attraversare: i battelli di legno su cui si caricano bici e ciclisti (in otto spendiamo 10-15 euro) sono un pittoresco diversivo. Lasciamo Passau lungo la riva nord, le bici dei grandi con due sacche ciascuna, i bambini hanno una borsa sul manubrio per la borraccia. Non serve altro, qui il mondo è disegnato per chi pedala: a Jochenstein troviamo un punto di ristoro con bagni di lusso, e pompe, chiavi inglesi, brugole per le biciclette, più un centro informazioni che se vuoi ti prenota una pensione nel paese in cui prevedi di arrivare.
Chiudiamo la prima giornata con 47 chilometri, a Inzell, riva sud, il punto più magico del viaggio (nella foto), una manciata di case sull’ansa del fiume. Per la notte scegliamo Haus Maria, casetta di legno di cui l’omonima proprietaria ci assegna tutto il piano sopra, quattro camere e bagni: devono essere stati dei figli; nel ristorante accanto ceniamo con “zanderfilet”, un pesce che diventerà l’alternativa alla “wiener schnitzel”, la cotoletta. La cucina dà poche soddisfazioni, però pane e dolci sono ottimi.
Frau Maria serve la colazione nelle porcellane di famiglia, sembra di essere suoi parenti; anche il prezzo – 143 euro per 8 persone – è amichevole. E mentre riprendiamo le bici dal garage (non c’è zimmer che non abbia un posto per custodirle), canticchio De André, “la stessa ragione del viaggio viaggiare”, e capisco che la meta non è Vienna. La meta sono i campi di cavoli e di soia, i boschi dopo Inzell, la konditorei di Feldchirchen dove mangiamo paste con crema e uvetta, e il bar sul fiume dove ci asciughiamo dopo un temporale (avviso ai pedalanti: se inizia a piovere togliete i guanti e coprite le scarpe con sacchi di plastica). La meta è sentire le gambe ogni giorno più forti, sfrecciare col bucato sul portapacchi, è vedere i bambini che pedalano felici e dopo 50 chilometri vogliono anche cercare una piscina (ogni paese ne ha una, ma chiudono presto); è trovare un ufficio del turismo in ogni paesino, è pedalare fra le case colorate di Linz, è dormire in zimmer fatiscenti a Enns, ma rifarsi in un delizioso agriturismo sulle colline di Grein, città con un castello che vale una visita.
Il limite del viaggio non lo decidono le gambe ma il meteo: a Melk una perturbazione ci obbliga a fermarci; con più giorni a disposizione avremmo aspettato passasse, ma il tempo sta per scadere. L’abbazia benedettina ci permette di salutare dall’alto il Danubio, che finora ci è corso di fianco dandoci ritmo con la sua corrente veloce. Carichiamo le bici sul treno, c’è un vagone apposta, e torniamo a Passau con la promessa di tornare. Estate 2011: riprenderemo il viaggio interrotto. Vi racconterò.

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Indirizzi e consigli

Le nostre tappe: Passau, Inzell, Linz, Enns, Grein, Melk.

la mappa: Pista ciclabile del Danubio – Guida cicloturistica: si compra anche su www.libreriadellosport.it/libri/pista-ciclabile-del-danubio—guida-cicloturistica.php

le biciclette: Il noleggio Bikehaus di Passau ha bici robuste e comode; al momento della prenotazione indicare l’altezza per averle su misura

www.fahrradverleih-bahnhof-passau.de/mainpage.php?lang=it

In tutti i Tourist Office che si incontrano (praticamente uno in ogni paese) si trova una mappa della pista ciclabile gratuita e molto dettagliata, che suggerisce anche alcuni posti per dormire.

uno “sconsiglio”: Nei 15 chilometri prima di Linz la ciclabile è stretta e costeggia una strada trafficata: se avete dei bambini è consigliabile saltare questo tratto mettendo le bici sul treno.

le zimmer: i posti più belli in cui abbiamo dormito sono stati  a Inzell, Haus Maria, tel. +43(0)72798297; a Grein, Bauernhof Mayrhofer, tel. +43(0)7268204. In media abbiamo speso da 15 a 20 euro a persona per notte con colazione.

In alcune zimmer nei paesi più piccoli come Inzell o Enns spesso si deve pagare in contanti.

È stato utile avere un iPhone, sia per le previsioni meteo sia per trovare da dormire nei centri più grossi come Linz e Melk.

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[Articolo pubblicato su Donna Moderna n. 28 / 2011]

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1 commento a “Danubio by bike (2010)”


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