filosofia in coda al check-in
(Alain De Botton Una settimana all’eroporto)

20 ottobre 2010
Tempo di lettura: 1 minuto

Alain de Botton, Una settimana all’aeroporto (Guanda, 2010, € 13,00). Invitato a trascorrere 7 giorni da osservatore all’aeroporto londinese di Heatrow, Alain de Botton ficca il naso ovunque, osserva le persone con quello speciale scanner installato nel cervello di ogni bravo scrittore, ne rileva gli stati d’animo come un metal detector. Alla fine scrive questo libretto-resoconto. Lo apro incuriosita e lo bevo in un’ora e dieci: è un irresistibile specchio di emozioni note. Gli schermi con gli aerei in partenza, che danno «una sensazione di possibilità infinite e immediate»; la coda al check-in che allunga la distanza dalla villa in Grecia, sognata per mesi, e ti dà il tempo di realizzare che in vacanza – quel luogo spazio-temporale che immagini perfetto – stai portando anche te stesso, con le tue paure, ansie e desideri imprevedibili. «I tour operator farebbero meglio a chiederci quale parte della nostra vita speriamo di cambiare, piuttosto che dove vogliamo andare». Filosofia del partire. Ed è fantastica l’ironia con cui lo scrittore “pettina” tutto quello che vede. Scrive De Botton imbattendosi nel prete dell’aeroporto: «Cosa viene a chiedervi, di solito, la gente?» «Vengono da me quando si sono perduti» risponde il reverendo. «Sì, ma perduti in che senso?». «Oh, cercano quasi sempre la toilette».

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