Silvia Avallone Acciaio

16 ottobre 2010
Scritto da: Elvia Grazi

Silvia Avallone, Acciaio (Rizzoli, 2010, € 18,00). Un libro d’esordio, incredibile, se  si pensa all’età dell’autrice : 26 anni. Solo 26. Non sembrerebbe nello scorrere le pagine. L’autrice ha il raro pregio, per il quale sembrerebbero essere necessarie una maturità e una capacità di sintesi che di solito si raggiungono  in un’età più matura, di raccontare realtà crude senza perdere in freschezza e poesia. Così sembra di vederla, quella via Stalingrado in cui i palazzi sorgono l’uno accanto all’altro, impilati come loculi di un cimitero. Si scorge la spiaggia, di sabbia e ruggine, con cumuli di alghe che i ragazzini, mentre si tuffano e giocano , non vedono. Per loro quello è il paradiso. Come lo è per Francesca ed Anna, le protagoniste del romanzo. Il disincanto non le coglie, nonostante vivano situazioni familiari difficili. Hanno dalla loro la forza della natura, di quei loro giovani anni, che promettono tanto, una intera vita da vivere. Ma non è la storia a rendere interessante il libro. Sono certi accenti, dai quali sorgono, quasi impreviste sensazioni antiche eppure nuove. Si percepiscono afrori, si indovinano colori e suoni, scampoli di vita nei quali è facile riconoscersi. E non importa se non c’è né c’è mai stata una via Stalingrado nei nostri trascorsi. L’adolescenza ha ferito anche noi. Ci siamo sentiti impotenti, soli, indifesi e poi d’un tratto invincibili. Ci siamo fatti rapire dalla malia di uno sputo di giardino che si guadagna uno spicchio di sole rubandolo al cemento. La poesia ci coglie anche quando racconta i rumori di una comunità fatta di vasi comunicanti, che ributtano immagini, discussioni, vicende speculari. Così può succedere il miracolo. La voglia di vita romba, anche tra i fumi maleodoranti delle fabbriche siderurgiche . La Avallone racconta un tempo in cui tutto può ancora accadere, dove le strade sono aperte . E non importa se il muso dei casermoni popolari ammiccano alle strade deserte di un mese di giugno affocato così lontano dalle promesse dell’isola d’Elba, dalle sue acque cristalline. Poco importa se tutto è così drammaticamente desolante. Perché è proprio quando la vita e la morte si urlano contro, ruzzolano e si mischiano, come in una rissa che accomuna i corpi, che si coglie il senso.
Impagabili certe atmosfere, ovattate o al contrario troppo vivide di colori. Ti sbattono in faccia, come un vento inclemente e risvegliano pensieri e percezioni … stupori che credevi sopiti.  Brava Silvia, così giovane e già così ‘grande’.

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6 commenti a “Silvia Avallone Acciaio


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