la commedia umana
(Elizabeth Strout Olive Kitteridge)

12 agosto 2010
Tempo di lettura: 2 minuti

Elizabeth Strout, Olive Kitteridge (Fazi, 2009, € 18,50). Ci sono molte qualità soggettive che fanno giudicare un libro “bello”. A me piacciono quelli che ti si appiccicano addosso e continui a pensarci anche quando non stai leggendo. Questo è uno.

A Crosby, una cittadina sulla costa del Maine in cui immagini  casette di legno bianco, strade ampie e quelle enormi automobili americane con la fiancata di legno, si svolgono esistenze normali talvolta attraversate da fatti eccezionali – una tentata rapina con ostaggi all’ospedale, un figlio divenuto assassino della fidanzata, il dolore di una gravidanza mancata che invita al suicidio. Ma sono momenti, perché la vita è un fluire più ampio e famelico che tutto ingurgita, anche l’eccezione, anche la tragedia. Lo sa bene Olive Kitteridge, insegnante di matematica in pensione: lei è il filo rosso che collega i capitoli, ognuno un racconto perfetto e concluso.

Lei, che ha conosciuto quasi tutte le famiglie di Crosby e di tutte si è fatta un’idea “affilata”, è l’occhio che sorveglia le vite degli altri ,  mentre la sua scivola verso gli ultimi anni in un modo che forse non è il nostro, ma ci è comunque familiare. Il marito Henry, fedele compagno di una vita, ha un ictus che lo lascia cieco e inconsapevole in una casa di cura; il figlio Christopher sposa una donna sbagliata e va a vivere lontano, e poi ne sposa un’altra, che a Olive sembra così inadatta, e con lui non c’è più spazio per capirsi. Però verso la fine niente è ancora finito, Olive lo scopre quando incontra un uomo che non avrebbe mai scelto, ma che ora c’è ed è una sorpresa arrivata gratis.

Ma non è la trama che conta, in questa  “comédie humaine” disseminata di piccole verità. Quello che ti si appiccica addosso è che in ogni capitolo  l’occhio sbircia dietro una finestra, entra in una vita il cui senso  sguscia fuori da piccoli indizi (la cameriera che annusa i biscotti di mais e si dispiace del fatto che «il loro aroma appena sfornato non le desse un po’ di nausea»…). E quel senso quasi sempre sorprende, come quando all’improvviso capisci qualcosa di te. Come nel capitolo intitolato Una piccola esplosione, in cui Olive, al matrimonio del figlio, si infila in camera della nuora e fruga nei suoi cassetti…

Questo libro ha vinto il Pulitzer nel 2008, in Italia è uscito nel 2009 e ha avuto successo col passaparola. Nel 2010 ha ricevuto il Bancarella, lo storico premio assegnato da una commissione di librai. Il sito dell’autrice è http://elizabethstrout.com

Una curiosità: Rebecca Brown, a cui è dedicato il penultimo capitolo, è la nipote del reverendo Tyler Caskey, protagonista di Resta con me, il secondo romanzo della Strout, uscito quest’anno per Fazi.

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